BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

COMPLOTTO/ 2. Dall'11 settembre alle BR, perchè vediamo quello che non c'è?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)  Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)

Secondo un pensiero diffuso, dietro ogni grande evento raccontato quotidianamente dagli organi di informazione, foss’anche un incidente mortale di una principessa in una calda notte d’estate a Parigi o la sconfitta ai rigori di una squadra di dilettanti, esiste sempre un qualche segreto inconfessabile o una qualche macchinazione ordita da qualcuno a danni di altri. E quasi sempre, se l’evento ha una qualche connotazione politico-economica, dietro ogni cospirazione c’è l’opera segreta di una setta o di una lobby. E, infine, quando sentiamo parlare di questi piccoli agglomerati di loschi figuri alle prese con una congiura, ci si riferisce quasi sempre all’azione segreta e sobillatrice di qualche loggia massonica o all’attività nascosta e infingarda di qualche gruppuscolo sociale appartenente al popolo ebraico. In primis, i banchieri. Meglio ancora, per la tradizione italica, se il complotto è demo-pluto-giudaico-massonico racchiudendo al suo interno, per non far torto a nessuno, tutta la teoria cospirativa di destra e di sinistra.
Se non fossero snocciolate con così tanta semplicità, queste banali affermazioni potrebbero essere facilmente scambiate con degli assiomi pseudo-scientifici, tale è la loro diffusione. Tuttavia, è necessaria almeno una precisazione. Che la massoneria operi in segreto, con finalità spesso dubbie, è cosa ampiamente nota e storicamente documentabile. Che, invece, nel corso della storia, sia esistita una lobby ebraica così potente e influente da decidere le sorti del mondo, come riporta un noto falso storico, I protocolli dei Savi di Sion, all’interno del cimitero di Praga è cosa del tutto falsa e, allo stesso modo, storicamente documentabile.
Quello che lega insieme tutto il variopinto e a volte raffinatissimo universo teorico “cospirativo” e “complottistico” sono almeno due fattori molto importanti. Il primo è la tradizione della “congiura da Palazzo”. Una tradizione “politica” che è diventata nel corso dei secoli anche un archetipo narrativo-iconografico arcinoto e presentissimo in una miriade di volumi. Una consuetudine che però è ben presente in tutta la cultura politica occidentale fin dall’alba dei tempi, e che trova il suo apice in quella dimensione ristretta e oligarchica dell’agire politico tipicamente pre-novecentesca.
Con la cosiddetta irruzione delle masse sull’agone politica, con l’aumentare dell’alfabetizzazione e con la diffusione dei giornali a larga distribuzione - in sintesi con la necessità di elaborare un discorso pubblico - entra in scena, però, un secondo fattore, fino a qualche anno fa sempre presente in ogni convegno à la page, e oggi invece caduto terribilmente in decadenza: la forza dell’ideologia politica. Ovvero la capacità di ricostruzione sociale della realtà a partire da un sistema di idee fisse e preordinate che presuppongono un inizio e un obiettivo finale, quasi sempre palingenetico e opposto alla realtà sociale di partenza. Un sistema chiuso, non aperto alla opinabilità delle teorie differenti, e che per forza di cose finisce per forzare, rimuovere e rimodulare tutti gli elementi di una qualsiasi discussione.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
12/05/2011 - cum grano salis (Alessandro d'Alessandro)

La narrazione degli eventi storici, nel mondo attuale, è appannaggio di un sistema di informazione che in minima parte "raccoglie" la notizia in loco: la stragrande maggioranza dei giornali e delle agenzie riporta notizie lanciate da altri. Correttezza vorrebbe che si premettesse, in siffatti articoli: "Il tale media ha detto che è successa questa cosa". Ma non accade così, e dunque il mondo intero, in contemporanea, annuncia che è successa una certa cosa. La buona fede dei lettori formula il giudizio "se lo dice il giornale, che racconta quello che accade nel mondo, vuol dire che è vero". Qualcuno, però, talvolta racconta una storia diversa. Questa diversità va vagliata dall'intelligenza, dal buonsenso e dalla libertà del lettore. In realtà, il vaglio dovrebbe avvenire in ogni caso. Nel compiere tale operazione, talvolta la bilancia pende con grande evidenza dalla parte opposta a quella della narrazione maggioritaria. Esempio: a chi vogliono darla a bere che un Boeing si è schiantato sul Pentagono ma non se ne è trovata traccia (tranne un pezzo di motore, e - guardacaso - qualche passaporto) perché si sarebbe "vaporizzato"? In casi così eclatanti, la demonizzazione del "complottista" che pone in dubbio la versione ufficiale suona non più come legittima confutazione della dietrologia a tutti i costi (che condivido anch'io, perché il cd. complottismo si trasforma in una ideologia), ma come ingenuità - o talvolta connivenza.