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COMPLOTTO/ 2. Dall'11 settembre alle BR, perchè vediamo quello che non c'è?

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Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)  Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)

Modificare un’analisi empirica con un taglio scientifico-sociale (storico, sociologico, filosofico) è purtroppo una affare semplicissimo. È sufficiente togliere un avverbio e aggiungere un aggettivo qualificativo ad un qualsiasi postulato e tutto il significato di un determinato evento potrà mutare di senso. Senza parlare, naturalmente, dell’uso a volte spregiudicato e omissivo delle fonti, ovvero di tutte quelle informazioni che stanno alla base di un qualsiasi giudizio storico-politico.
Questa è la forza spropositata e, spesso, immisurabile dell’ideologia. Alla quale si unisce la potenza del mito politico, una proiezione dell’ideologia ad uso e consumo del “popolo” che rappresenta la vera novità del discorso politico-pubblico occidentale a partire grossomodo dalla rivoluzione francese, ma che assume ancor maggiore evidenza soprattutto dopo la prima guerra mondiale. Potrà sembrare paradossale, ma il XX secolo è un’epoca in cui, da un lato, trionfa il sapere tecnico-scientifico, che si accompagna con una possibilità di sviluppo economico apparentemente sconfinata, e dall'altro lato, la realtà sociale e culturale viene riattualizzata attraverso linguaggi, immagini, simboli e stilemi culturali come quelli del mito, almeno formalmente derubricate a residuo di un passato arcaico e superato.
Eppure, come scrive Thomas Mann in quel capolavoro che è Considerazioni di un impolitico, quando si scaccia il “sacro” dalla porta della casa, una nuova forma di religiosità rientra dalla finestra mescolandosi con l’unico ambito pubblico rimasto, quello politico, dando vita così ad una nuova forma di materialismo religioso che si afferma attraverso le sembianze di quelle ideologie politiche del Novecento così simili in tutto e per tutto a delle religioni salvifiche. Questa forma di pensiero “forte” continua ad essere presente anche oggi, in epoca di pensiero “debole”, seppur declinata in forme diverse e convulse. In questo modo, se un evento “imprevisto”, come potrebbe essere l’11 settembre 2001, non è spiegabile con le categorie di pensiero della propria ideologia politica - spesso costruita a uso e consumo del fruitore che può comperare senza problemi nell’affollato supermarket novecentesco - entra in gioco quel processo centrale di ogni pensiero ideologico: le informazioni di quell’avvenimento vengono forzate, modificate, rimodulate e in parte omesse fino a farle combaciare con la propria visione del mondo.



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COMMENTI
12/05/2011 - cum grano salis (Alessandro d'Alessandro)

La narrazione degli eventi storici, nel mondo attuale, è appannaggio di un sistema di informazione che in minima parte "raccoglie" la notizia in loco: la stragrande maggioranza dei giornali e delle agenzie riporta notizie lanciate da altri. Correttezza vorrebbe che si premettesse, in siffatti articoli: "Il tale media ha detto che è successa questa cosa". Ma non accade così, e dunque il mondo intero, in contemporanea, annuncia che è successa una certa cosa. La buona fede dei lettori formula il giudizio "se lo dice il giornale, che racconta quello che accade nel mondo, vuol dire che è vero". Qualcuno, però, talvolta racconta una storia diversa. Questa diversità va vagliata dall'intelligenza, dal buonsenso e dalla libertà del lettore. In realtà, il vaglio dovrebbe avvenire in ogni caso. Nel compiere tale operazione, talvolta la bilancia pende con grande evidenza dalla parte opposta a quella della narrazione maggioritaria. Esempio: a chi vogliono darla a bere che un Boeing si è schiantato sul Pentagono ma non se ne è trovata traccia (tranne un pezzo di motore, e - guardacaso - qualche passaporto) perché si sarebbe "vaporizzato"? In casi così eclatanti, la demonizzazione del "complottista" che pone in dubbio la versione ufficiale suona non più come legittima confutazione della dietrologia a tutti i costi (che condivido anch'io, perché il cd. complottismo si trasforma in una ideologia), ma come ingenuità - o talvolta connivenza.