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COMPLOTTO/ 2. Dall'11 settembre alle BR, perchè vediamo quello che non c'è?

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Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)  Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)

Del resto, tutti i regimi totalitari che si affermarono nella prima parte del Novecento avevano bisogno di un “nemico oggettivo” a cui dare le responsabilità del proprio mancato sviluppo o dello stato di frustante minorità in cui si trovavano ad agire. In questo contesto, si riaffermarono facilmente le vecchie leggende dell’ebreo errante che si innestarono sul mito della cospirazione ebraica mondiale. Allo stesso modo, nel secondo dopoguerra, Stalin evocò continuamente lo spettro della cospirazione antisovietica: dal timore dell’accerchiamento capitalistico dell’Urss fino alla presunta congiura ordita dai medici ebrei che avrebbe minato la sicurezza della terra dei Soviet.
Si potrebbe fare un’infinità di altri esempi per quel che riguarda i regimi totalitari la cui caratteristica principale, come notò la Arendt in un splendido libretto, in realtà poco conosciuto, Verità e politica, consistette proprio nella loro capacità di dissimulazione, ovvero di usare la menzogna non solo contro il nemico, ma addirittura contro il popolo e la classe che si intendeva rappresentare.
Nelle democrazie moderne le forme di pensiero ideologico sono ugualmente diffuse, ma non appartengono quasi mai ad un regime politico, perché sono appannaggio pressoché esclusivo del ceto intellettuale o di quello politico. Se, però, per l’homo politicus questo tipo di pensiero è in parte (solo in parte) connaturato con il proprio agire che, per forza di cose, è sempre portato ad evidenziare soltanto ciò che più gli conviene, non altrettanto si può dire per gli intellettuali che troppo spesso, invece, hanno ceduto - e tuttora cedono - il passo ad un’elaborazione ideologica che, di fatto, muovendosi su binari prestabiliti, molto solidi e ben rintracciabili, riesce a fornire sempre la risposta più facile da fornire e, soprattutto, quella eticamente più appetibile.
Faccio alcuni esempi tipicamente italiani. Per decenni è stata espunta dalla nostra tradizione politico-culturale qualsiasi discussione sui “vinti” del Risorgimento e sui “vinti” della Resistenza perché, per motivi differenti e troppo complessi adesso da ricordare, non rientravano all’interno di uno schema di lettura, quello che solitamente viene chiamata vulgata, troppo spesso ideologico e agiografico. Così come, d'altro canto, sono quasi sempre rimasti ai margini del discorso pubblico, perché non combaciavano con l’immagine, diffusissima, degli “italiani brava gente”, quei fatti come l’uso dei gas in Etiopia a metà degli anni Trenta oppure l’opera di nazionalizzazione forzata compiuta nel nord-est della penisola contro la popolazione slava.



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COMMENTI
12/05/2011 - cum grano salis (Alessandro d'Alessandro)

La narrazione degli eventi storici, nel mondo attuale, è appannaggio di un sistema di informazione che in minima parte "raccoglie" la notizia in loco: la stragrande maggioranza dei giornali e delle agenzie riporta notizie lanciate da altri. Correttezza vorrebbe che si premettesse, in siffatti articoli: "Il tale media ha detto che è successa questa cosa". Ma non accade così, e dunque il mondo intero, in contemporanea, annuncia che è successa una certa cosa. La buona fede dei lettori formula il giudizio "se lo dice il giornale, che racconta quello che accade nel mondo, vuol dire che è vero". Qualcuno, però, talvolta racconta una storia diversa. Questa diversità va vagliata dall'intelligenza, dal buonsenso e dalla libertà del lettore. In realtà, il vaglio dovrebbe avvenire in ogni caso. Nel compiere tale operazione, talvolta la bilancia pende con grande evidenza dalla parte opposta a quella della narrazione maggioritaria. Esempio: a chi vogliono darla a bere che un Boeing si è schiantato sul Pentagono ma non se ne è trovata traccia (tranne un pezzo di motore, e - guardacaso - qualche passaporto) perché si sarebbe "vaporizzato"? In casi così eclatanti, la demonizzazione del "complottista" che pone in dubbio la versione ufficiale suona non più come legittima confutazione della dietrologia a tutti i costi (che condivido anch'io, perché il cd. complottismo si trasforma in una ideologia), ma come ingenuità - o talvolta connivenza.