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COMPLOTTO/ 2. Dall'11 settembre alle BR, perchè vediamo quello che non c'è?

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Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)  Autonomi in piazza negli anni 70. Chi c'è dietro? (Imagoeconomica)

Si badi bene, non si tratta solamente di casi intellettual-accademici. Questi esempi hanno rappresentato il pensiero dominante delle élite culturali del Paese. Ovvero, di coloro che hanno formato quelle opinioni che si sono poi riversate a cascata nel linguaggio giornalistico e nella vita quotidiana e hanno dato vita alla cosiddetta “Opinione pubblica”. Andiamo a leggere, per esempio, all’inizio degli anni Settanta il dibattito sul terrorismo in Italia e su quelle che venivano chiamate “sedicenti Brigate rosse” di cui, per molto tempo, si è negata l’enorme capacità di fuoco, la grande forza organizzativa nonché la genesi ideologica in un determinato ambiente politico-culturale: quell’album di famiglia della sinistra reso celebre proprio da un’intellettuale del Manifesto come Rossana Rossanda.
Anche oggi un diffuso giudizio ideologico sul terrorismo jihadista, quasi sempre interpretato come l’azione segreta di una macchinazione occidentale, appare, da un lato, come un delirante dibattito tra alcuni intellettuali che si rifiutano pervicacemente di ascoltare e di credere a qualsiasi affermazione ufficiale - sia che provenga da una fonte governativa sia che venga diffusa da un giornale di una grande casa editrice - e, dall’altro lato, risente di tutti gli stilemi ideologici da sempre utilizzati nelle ricostruzioni “retrosceniste” o “dietrologiche”. In questo modo, l’interpretazione che è solita dipingere al Qaeda solamente come un brand o come un’opera di qualche servizio segreto occidentale ricorda molto da vicino quelle ricostruzioni, in voga negli anni Settanta, che non credevano alla reale esistenza della BR oppure sostenevano l’esistenza di “un grande vecchio” che in qualche modo rappresentasse il “potere occulto” che teleguidava il terrorismo rosso. Allo stesso modo, i dubbi che spesso vengono formulati sull’impossibilità che dei terroristi fossero in grado di saper pilotare i Boeing 747 contro le Torri Gemelle, fa venire alla mente tutti i dubbi, diffusi nel tempo, sull’impossibilità che dei brigatisti inesperti avessero potuto rapire Aldo Moro e uccidere tutta la sua scorta. E via discorrendo in una serie di lunghissime concordanze che collegano, attraverso un ideale fil rouge, tutte le cospirazioni del passato e quelle del presente. Una sorta di folclore ideologico in cui internet svolge una funzione decisiva. La rete, infatti, fornendo a tutti una rapida fruizione della notizia, senza svolgere nessun tipo di selezione e con pochissime occasioni di rettifica, contribuisce a diffondere globalmente ogni tipo di ricostruzione leggendaria o ipotesi mistificatoria. Con buona pace della realtà storica che, purtroppo, sarà sempre più noiosa, ripetitiva e banale della leggenda.




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COMMENTI
12/05/2011 - cum grano salis (Alessandro d'Alessandro)

La narrazione degli eventi storici, nel mondo attuale, è appannaggio di un sistema di informazione che in minima parte "raccoglie" la notizia in loco: la stragrande maggioranza dei giornali e delle agenzie riporta notizie lanciate da altri. Correttezza vorrebbe che si premettesse, in siffatti articoli: "Il tale media ha detto che è successa questa cosa". Ma non accade così, e dunque il mondo intero, in contemporanea, annuncia che è successa una certa cosa. La buona fede dei lettori formula il giudizio "se lo dice il giornale, che racconta quello che accade nel mondo, vuol dire che è vero". Qualcuno, però, talvolta racconta una storia diversa. Questa diversità va vagliata dall'intelligenza, dal buonsenso e dalla libertà del lettore. In realtà, il vaglio dovrebbe avvenire in ogni caso. Nel compiere tale operazione, talvolta la bilancia pende con grande evidenza dalla parte opposta a quella della narrazione maggioritaria. Esempio: a chi vogliono darla a bere che un Boeing si è schiantato sul Pentagono ma non se ne è trovata traccia (tranne un pezzo di motore, e - guardacaso - qualche passaporto) perché si sarebbe "vaporizzato"? In casi così eclatanti, la demonizzazione del "complottista" che pone in dubbio la versione ufficiale suona non più come legittima confutazione della dietrologia a tutti i costi (che condivido anch'io, perché il cd. complottismo si trasforma in una ideologia), ma come ingenuità - o talvolta connivenza.