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LETTURE/ Così i medici ci "insegnano" a trovare la verità più degli scienziati

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Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano, 1490  Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano, 1490

Sulle pagine di un noto quotidiano qualche giorno fa campeggiava un articolo che parlava di un oncologo torinese di nome Maurizio Grandi, apprezzato per i suoi risultati nella cura e nella guarigione della peste del secolo, che si avvale, oltre alle cure tradizionali post operatorie della chemio e radioterapia, di altri sistemi che apparentemente nulla hanno a che fare coi farmaci in uso.
Quando tutto sembra perduto bisogna trovare il cavallo di Troia, il pertugio insperato, il modo per far suicidare le cellule nemiche o per convincerle a fare la pace. Lo ha detto tempo fa un  oncologo torinese di nome Maurizio Grandi, apprezzato per i suoi risultati nella cura e nella guarigione della peste del secolo, che si avvale, oltre alle cure tradizionali post operatorie della chemio e radioterapia, di altri sistemi che apparentemente nulla hanno a che fare coi farmaci in uso. Socrate e l’ars maieutica non hanno mai smesso di fare scuola e il nostro luminare affronta il problema da un punto di vista metodologico.
Sempre in quell’intervista Grandi dichiarò al giornalista un po’ scettico che il vero medico è colui che cura anche l’anima del paziente assecondando il proprio intuito così come si faceva in passato, privi di strumenti sofisticati, ascoltando la voce interiore. L’intuito anticipa, instrada verso una diagnosi che poi la scienza, coadiuvata dalla tecnologia, confermerà o confuterà.
Se prestiamo l’orecchio verso quel qualcosa di sfuggente della nostra parte più recondita,  che gli antichi greci chiamavano psiche e che coincideva con l’anima, ci si può cautelare dal prendere cantonate e nel caso in questione, dal fare diagnosi che poi potrebbero rivelarsi fallaci.
L’intuito è soprattutto acutezza, perspicacia, qualcosa che viene dal profondo e che ci orienta a scegliere una strada, sapendo che potrebbe essere quella buona e che va completato con la ricerca degli indizi.
È questo l’argomento fondamentale che sta a cuore a Giuseppe Reguzzoni nel suo saggio storico-filosofico, a compendio di un ciclo di lezioni universitarie dal titolo Conoscere per indizi: l’interpretazione come percorso di verità, intendendo per indizio un segno, una circostanza da cui desumere l’esistenza di un fatto che va interpretato correttamente, una traccia che va seguita con attenzione, un elemento esterno che, anche lieve, non va trascurato.
La  sua riflessione, non è solo rivolta ai cultori della materia o ai ricercatori dottorandi ma a chiunque, possedendo una buona cultura di base, voglia cimentarsi nei meandri della ricerca storica per fare chiarezza ricercando quelle verità che sempre sono presenti anche nei fenomeni più complessi.



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