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LETTURE/ Così i medici ci "insegnano" a trovare la verità più degli scienziati

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Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano, 1490  Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano, 1490

L’accurato lavoro di Reguzzoni, che si avvale del pensiero degli ultimi due secoli da Kant a Gadamer, rende dignità a quelle che vengono definite discipline dell’area delle scienze umane come la storia, l’archeologia, la psicologia, che, per loro caratteristica peculiare, fermano l’attenzione su un dettaglio e da lì procedono, inserendolo in una più complessa trama di relazioni in grado di abbracciare il più ampio tessuto del sapere umano; proprio come fa la medicina, di cui prima è stato fatto cenno, quando ferma l’attenzione su un caso clinico.
Proprio per questo, nell’ambito della ricerca di un metodo valido che tenda a indagare le cosiddette scienze umane, ci si avvale della semeiotica medica, la disciplina che consente di diagnosticare le malattie inaccessibili all’osservazione diretta sulla base di sintomi superficiali talvolta irrilevanti agli occhi del profano. Il paradigma indiziario diventa così uno dei fondamenti delle scienze umane, note anche come scienze dello spirito.
A supporto della storia e delle scienze sociali, Reguzzoni fa ricorso a Schelling, secondo cui la conoscenza è il risultato dell’interazione tra soggetto e oggetto, in continua evoluzione verso un sapere che tende ad infinito. Se questo è indispensabile per fermare l’attenzione sul rapporto tra soggetto e oggetto, c’è anche  il rischio di scivolare nell’indeterminatezza, in quanto l’infinito proietta il senso di ciò che accade nel futuro che, per dirla come sant’Agostino, non esiste ancora e, quindi, non può essere conosciuto.
A questo punto, quale potrebbe essere la strada per un’epistemologia dello spirito? Reguzzoni, se lo domanda, va alla ricerca degli indizi, si avvale di un raffinata disciplina come l’ermeneutica (teoria generale delle regole interpretative) in particolare, attraverso lo studio che ne fa il saggista Carlo Ginzburg che ne traccia le origini storiche.
La conoscenza - afferma - non è mai la semplice presa d’atto di ciò che ci sta davanti, si tratta sempre di interpretazione; la tecnica dell’interpretazione ci pone di fronte a forme di conoscenza certa alternative o complementari rispetto al paradigma scientifico dominante l’epoca moderna. Interpretare è un’arte che ha come scopo la verità vista da più ottiche cogliendo quelle sfumature che, integrandosi reciprocamente, superano la dicotomia razionalismo/ irrazionalismo.



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