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LETTURE/ Le ideologie e i falsi miti che inquinano il referendum sull’acqua

lunedì 16 maggio 2011

Il dibattito, molto ideologico e poco concreto, che si sta svolgendo sulla “presunta” privatizzazione dell’acqua ha comunque il merito di mettere in luce uno dei grandi paradossi del rapporto tra Stato e cittadini. In Italia, infatti, vi è una diffusa convinzione che il settore pubblico sia sostanzialmente inefficiente: costi più alti, norme più arretrate, mancanza di motivazione, eccessiva presenza delle logiche politiche spesso clientelari.

Il termine “pubblico” è associato a burocrazia, procedure lente, controlli solo formali, ingerenza strumentale della politica. Ma quando il “pubblico” viene contrapposto al “privato”, allora sembra scattare un complesso di superiorità, e “pubblico” diventa automaticamente e naturalmente sinonimo di “bene comune”, mentre “privato” rimane inevitabilmente riconducibile agli interessi e al profitto di singoli per loro natura contrapposti agli interessi collettivi.

Questa contraddizione c’è tutta nel confronto sul tema dell’acqua, un tema che è stato palesemente cavalcato sfruttando l’unanime e giusta convinzione di fondo dell’importanza vitale dell’acqua per la vita umana, per la salute, per il benessere. L’acqua è un bene da difendere, da proteggere, da salvaguardare a tutti i costi: su questo sono tutti d’accordo.

Però, se è vero che l’acqua è un elemento abbondante in natura, almeno in Italia, è altrettanto vero che sono necessarie strutture e tecniche particolari per captarla, controllarla, se necessario purificarla, distribuirla, raccoglierla dopo l’uso, depurarla e quindi restituirla alla natura. Tutti passi che servono a utilizzare e salvaguardare quel bene collettivo. Tutti passi che in Italia presentano molti punti deboli: acquedotti vecchi con grandi perdite, distribuzione a singhiozzo in molte città del Mezzogiorno, depurazione ancora inefficiente con inquinamenti anche gravi di fiumi e laghi.

È vero, l’acqua scende dal cielo, ma per utilizzarla al meglio occorrono investimenti anche rilevanti. Se questi investimenti li fa lo Stato o i Comuni, li pagano tutti i cittadini attraverso la fiscalità generale, se li fanno i privati li pagano lo stesso i cittadini, ma almeno in parte attraverso una politica tariffaria che premi l’efficienza e la razionalità degli interventi.




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COMMENTI
19/05/2011 - un sistema equilibrato (francesco taddei)

il SIC credo sia il sistema migliore, non ideologico e che coniuga bene la richiesta di aiuto ai privati, ove bisogno, mantenendo il controllo statale.

 
18/05/2011 - acqua (stefano vick)

Premesso come la penso su come è stata condotta la campagna devo però far notare come le scienze economiche non hanno dimostrato che il pubblico sia meglio del privato, ma neanche il contrario. Cioè non si può dire che il privato sia sempre meglio del pubblico. Anzi se il pubblico ha degli amministratori con le palle può essere migliore nel suo complesso. Ora la legge ronchi spinge...e quasi obbliga scegliere la soluzione privata. A me sembra una forzatura senza senso. La legge già in vigore mi sembra la migliore che possiamo avere, in cui i comuni possono scegliere di tenere in house il servizio (se sono in grado di farlo, altrimenti verranno giudicati dagli elettori) chiedendo un parere non vincolante all'autorità, altrimenti si può scelgiere la via del privato. Mi sembra uno schema equilibrato

 
18/05/2011 - referendum acqua (stefano vick)

E' facile notare come chi difende il si al referendum sull'acqua usi argomenti ideologici e addirittura falsi. Ad esempio che l'acqua diventa dei privati, o continuare a dire che il referendum viene tenuto nascosto quando ho visto di persona la pubblicità in tv...si us aqualsiasi mezzo per far apparire questi quesiti come una battaglia apocalittica contro il potere e perchè no contro il centro destra che è sempre il male assoluto.