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LETTURE/ Potok e Asher Lev: anche un ebreo comprende il dramma della croce

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Chaim Potok (1929-2002)  Chaim Potok (1929-2002)

“Noi abbiamo sempre raccontato storie, fin dall’inizio della nostra specie: le storie sono il modo grazie al quale diamo un significato alla nostra vita” diceva lo scrittore americano di origine ebraica Chaim Potok nel 1999, tre anni prima della sua scomparsa. E proprio questa necessità di raccontare e raccontarsi fu la causa dei dissidi con la comunità di Brooklyn nella quale viveva. Lo dirà meglio lui stesso spiegando il cambiamento avvenuto nella narrativa contemporanea, e respingendo le accuse comuni mosse ad essa: “la tensione fra l’individuo solo che aspira alla propria realizzazione e la comunità è proprio l’argomento delle storie moderne, diversamente da quanto avveniva in passato. La vita non è semplice così le storie non sono semplici, la vita è tragica così le storie sono tragiche, la vita è piena di domande difficili così le storie sono colme di domande difficili”.
Lo si capisce bene leggendo il romanzo Il mio nome è Asher Lev. È la storia di una famiglia di ebrei chassidim Ladover di Brooklyn ambientata nell’anno 1943. Asher è figlio di Rivkeh e Aryeh Lev. Il padre è un uomo importante dentro alla comunità ed emissario del Rebbe, compie lunghi viaggi in Europa per aiutare i fratelli ebrei perseguitati da Stalin, la madre, grande studiosa (tra le poche donne iscritte all’università), aiuta il marito nel compito affidatogli dal Yoh Ribbon Olom. Il piccolo Asher è totalmente inserito nel cuore della tradizione religiosa della faglia e dei rituali che ne conseguono, ma già all’età di sei anni è un prodigio nel disegnare e Aryeh lo incita nel raffigurare “un mondo leggiadro”. Quando cadrà in depressione per la perdita del fratello, Asher disegnò per lei tanti fiori e uccelli leggiadri, ma che una volta fatti vedere alla madre non provocavano nessun miglioramento. Da li incominciò a intuire che i disegni non avevano il potere da lui sperato:
- Era un bel disegno leggiadro, Asher? - No ,mamma. Ma era un bel disegno. - Asher dovresti fare il mondo leggiadro. - A me non piace il mondo, mamma. Non lo disegnerò più leggiadro.



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COMMENTI
17/05/2011 - Capacità di amare (alessandra de pra)

Di questo libro ciò che mi ha colpito è il tema dell'amore. I genitori di questo talento straordinario non hanno gli strumenti per comprenderlo e apprezzarlo, sono frustrati da ciò che renderebbe orgoglioso qualunque altro genitore. Spogliati dello slancio spontaneo del cuore, addolorati da innumerevoli fraintendimenti, si aiutano dapprima vicendevolmente e poi chiedendo aiuto alla comunità di appartenenza. Ne esce un affresco grandioso: la madre, pur divisa, ama con straordinaria profondità sia il marito che il figlio. Il padre dimostra un profondo rispetto per il figlio che non comprende e mai comprenderà, e un grande coraggio nel portare la sofferenza che ciò gli procura. Anche il Rebbe è una figura notevole: grazie alla sua posizione esterna, è in grado di valutare con maggiore obiettività gli aspetti del dramma che si va sviluppando e diventa un punto di riferimento fondamentale per la famiglia. Rimane sempre pacato, capace di un affetto virile. Asher deve scegliere fra i suoi genitori e se stesso. Sceglierà alla fine di perdere tutto, questo è vero. Forse perchè nessuno può perdere se stesso. Però Asher ha ricevuto l'amore. Un amore grande, fatto di lotte interiori e ricerca del bene, un amore che respinge la facile arma del ricatto morale e cerca il meglio per l'altro. Ed è proprio l'amore, così sofferto ma ostinatamente riaffermato, la vera forza della scelta di Asher.