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LETTURE/ Potok e Asher Lev: anche un ebreo comprende il dramma della croce

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Chaim Potok (1929-2002)  Chaim Potok (1929-2002)

In tutto il romanzo avremo l’evolversi di Asher come artista grazie anche all’incontro col maestro scultore Jacob Kahn e l’ingrandirsi del disagio del padre che non vuole un figlio pittore, artista, che perda tempo con certe sciocchezze.La madre è presa tra le due forti personalità: il padre deluso e irritato, e il figlio che non può fare a meno di dipingere di mettere in pratica la grazia ricevuta. Asher capisce la sofferenza della madre divisa da questo conflitto, e nella mostra che lo consacrerà come pittore di successo la ritrarrà crocefissa alla finestra (dalla quale aspettava sempre il ritorno del marito) con a lato lui e suo padre.
Questa della crocefissione di Brooklyn è il punto nodale del romanzo ma esprime anche il cruccio costante dell’opera di Potok. Infatti Asher Lev, dipingendo questo quadro, arriva all’apice della sua arte e mette finalmente in luce tutto il suo talento, il suo modo di vedere il mondo, la sofferenza della madre. Ma così facendo rinnega la tradizione da dove proviene, si afferma come individuo ma perde la sua famiglia, il rispetto del padre e l’amore della madre.
Potok ci richiama al valore che ha l’individuo in sé stesso come emerge nella religione cristiana, però la sua formazione passa inevitabilmente da ciò che è la famiglia e la tradizione, con un rapporto altamente drammatico. E ci lascia con un ultima domanda: a cosa serve ritrovarsi come individui se poi si è perso tutto il resto? Buona lettura.




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COMMENTI
17/05/2011 - Capacità di amare (alessandra de pra)

Di questo libro ciò che mi ha colpito è il tema dell'amore. I genitori di questo talento straordinario non hanno gli strumenti per comprenderlo e apprezzarlo, sono frustrati da ciò che renderebbe orgoglioso qualunque altro genitore. Spogliati dello slancio spontaneo del cuore, addolorati da innumerevoli fraintendimenti, si aiutano dapprima vicendevolmente e poi chiedendo aiuto alla comunità di appartenenza. Ne esce un affresco grandioso: la madre, pur divisa, ama con straordinaria profondità sia il marito che il figlio. Il padre dimostra un profondo rispetto per il figlio che non comprende e mai comprenderà, e un grande coraggio nel portare la sofferenza che ciò gli procura. Anche il Rebbe è una figura notevole: grazie alla sua posizione esterna, è in grado di valutare con maggiore obiettività gli aspetti del dramma che si va sviluppando e diventa un punto di riferimento fondamentale per la famiglia. Rimane sempre pacato, capace di un affetto virile. Asher deve scegliere fra i suoi genitori e se stesso. Sceglierà alla fine di perdere tutto, questo è vero. Forse perchè nessuno può perdere se stesso. Però Asher ha ricevuto l'amore. Un amore grande, fatto di lotte interiori e ricerca del bene, un amore che respinge la facile arma del ricatto morale e cerca il meglio per l'altro. Ed è proprio l'amore, così sofferto ma ostinatamente riaffermato, la vera forza della scelta di Asher.