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STORIA/ Cos’hanno in comune Alessandro Magno e il Papa di Ratisbona?

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Atene, il Partenone (Imagoeconomica)  Atene, il Partenone (Imagoeconomica)

L’aver saputo contemperare queste tensioni in una sintesi originale costituisce forse una delle essenze della cultura greca. I Greci hanno inventato la filosofia e hanno indagato la potenza del logos, e ne hanno avvertito la forza sia costruttiva sia distruttiva. Il logos è la capacità di ragionare e il suo scopo è quello di raggiungere la verità, ma occorre fare del logos un uso corretto: poiché parola e ragionamento hanno un potere di seduzione sconfinato, se li si pone a servizio del male e della menzogna i risultati possono essere devastanti.

Socrate diceva ai suoi discepoli che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. La ricerca di Socrate si fonda (laicamente, diremmo oggi) sull’uso della ragione, valorizzata fino alle sue estreme possibilità: la ragione è ciò che abbiamo in comune con gli dèi, è ciò che fa dell’uomo un essere speciale e unico nel creato. Ma Socrate sa anche che per rispondere alle domande fondamentali che l’uomo si pone (a che cosa serve la vita? come è regolato il mondo in cui viviamo? esistono gli dèi?) la ragione da sola non basta.

Accanto al logos c’è il mito, a cui pensatori come Platone ricorrono come forma di conoscenza alternativa. Per superare il limite oltre il quale la ragione non può avventurarsi si deve supplire il logos con altri mezzi di conoscenza, per esempio l’estasi (ekstatis), la varie forme di mania (le esperienze di trance, l’ebbrezza, l’ispirazione poetica), quegli stati insomma in cui la ragione sembra uscire da sé per librarsi in una zona intermedia tra terra e cielo. Meglio ancora sarebbe, dice Platone (Fedone 85 d), se ci si potesse affidare a un logos divino: ma per il greco c’è davvero ben poca speranza che qualcuno scenda dal Cielo per mostrarci le cose di lassù. È certo comunque che c’è altro fuori e sopra di noi, e occorre quindi che la ragione sia continuamente aperta al mistero.

Un altro aspetto vorrei richiamare. Nata e cresciuta nell’ambito di una regione geografica ristretta (la Grecia e le sue isole) e sviluppatasi nella dimensione angusta del borgo (perché tale era la polis della Grecia classica), la cultura greca ha progressivamente elaborato una visione del mondo improntata al cosmopolitismo. Lo spazio dell’uomo è l’ekumene, la terra abitata. L’uomo è cittadino del mondo, ed è chiamato a operare per trasformarlo e renderlo adatto alle sue necessità. In questo modo di vedere la realtà è insito un ideale di progresso che dai Greci è arrivato fino a noi.



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COMMENTI
18/05/2011 - radici greco-romane-giudaico-cristiane (francesco taddei)

Bellissimo articolo. Però mi aspetto la seconda parte. Cioè del contributo della civiltà romana dato alla storia dell'Europa. Sarebbe bello ripercorrerne le tappe evolutive che hanno portato la fondazione dei regni europei sul contributo delle istituzioni romane prima e romano-cristiane poi. Abbiamo forse dei freni ideologici?

RISPOSTA:

Totalmente d'accordo. Speriamo di poterne riparlare presto. MM