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GIUSTIZIA/ C’è un’ideologia che condiziona i giudici ma non si vede

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Lussemburgo, l'ingresso della Corte di giustizia europea (Imagoeconomica)  Lussemburgo, l'ingresso della Corte di giustizia europea (Imagoeconomica)

L’esempio forse più perspicuo di tale dinamica è stato messo in luce dalla studiosa belga Chantal Mouffe, la quale ha mostrato come tale falsa neutralizzazione dello spazio pubblico operi attraverso l’uso ideologico della categoria della modernizzazione. Una volta che i sedicenti modernizzatori hanno stabilito gli standard della modernizzazione, si traccia una vera e propria frontiera tra coloro che sono in sintonia con questi standard e quelli che non lo sono, bollati come “tradizionalisti” e “fondamentalisti”. L’aspetto ideologico di tale mossa sta nel fatto che essa non si presenta come un gesto politico ma come un dato sociologico, oggettivo e politicamente neutrale. Lo spazio pubblico in un certo senso è di nuovo teologizzato in quanto viene descritto come occupato dal conflitto storico ed epocale tra il Nuovo, che ci condurrebbe a un’epoca di prosperità e di pace, e il Vecchio, sentina di ogni ingiustizia.

In definitiva l’insegnamento schmittiano ci mette in guardia rispetto a ogni discorso che si presenti nello spazio pubblico come neutrale e oggettivo e riafferma il primato (nel bene e nel male) del momento soggettivo e spirituale. Un avvertimento utile in un frangente in cui una parte consistente dell’intellighenzia occidentale sembra aver gaiamente declinato l’esercizio della propria responsabilità.



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