BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ Siamo "discepoli" di Marx e non lo sappiamo?

Pubblicazione:

Nostalgia del comunismo in Repubblica ceca (Imagoeconomica)  Nostalgia del comunismo in Repubblica ceca (Imagoeconomica)

Agli occhi di Marx, la società capitalistica scompagina dunque ogni cosa. Eppure già nei suoi Manoscritti giovanili la produzione capitalistica e l’alienazione che essa porta con sé assumono non i tratti di un’ingiustizia, ma quelli evidenti di una sorta di felix culpa sulla strada del necessario trionfo del comunismo: la “verace soluzione del contrasto dell’uomo con la natura e con l’uomo; verace soluzione del conflitto fra esistenza ed essenza, fra libertà e necessità, fra individuo e genere”, in una parola, “il risolto enigma della storia” che “si sa come tale soluzione”. E qui emergono le gravi lacune materialistiche dell’approccio marxiano. Come in parte ho già accennato, il concetto di lavoro diventa il fulcro del suo pensiero perché in esso Marx vede la possibilità di liquidare tutti i problemi della vecchia filosofia: il rapporto uomo-natura, il rapporto uomo-società, il rapporto uomo-Dio. L’essenza umana, come si legge nella sesta tesi su Feuerbach, viene ridotta  all’“insieme dei rapporti sociali”. In questo modo l’uomo viene ridotto a epifenomeno di qualcosa che accade su di un altro piano, il piano strutturale dell’economia. Quanto al lavoro, esso diventa una sorta di “Dio che partorisce se stesso” (l’espressione è di Ruge), un lavoro senza soggetto, nel quale, a rigore, si perdono sia l’uomo che la natura. Socialismo reale docet.
Dicevo all’inizio che Marx è un autore che incombe sulla nostra epoca come pochi altri del suo tempo. In effetti ritengo che dovevamo aspettare i nostri giorni per vedere i principi marxiani diventare veramente “mondo”, concrete “forme di vita”.  Quando mai, ad esempio, l’economia è stata tanto strutturale? Non è forse vero che oggi il valore di un uomo è determinato quasi esclusivamente dalle sue prestazioni lavorative, che i governi stanno in piedi o cadono esclusivamente in base ai loro programmi economici, che una razionalità ispirata al fare, al produrre, condiziona ormai anche quegli ambiti dove dovrebbe essere sovrana una ragione, un logos, fatto apposta, come dice Aristotele, “per esprimere il giusto e l’ingiusto e gli altri valori”?
Se ci pensiamo bene, e concludo, persino il crollo del cosiddetto “comunismo reale” tende ad essere spiegato con motivazioni prevalentemente economiche, quasi che le idee di grandi personaggi come Giovanni Paolo II, Ronald Reagan e Helmut Kohl non abbiano giocato che un ruolo marginale. Con la conseguenza, solo apparentemente paradossale, di dover dire che i regimi dei paesi comunisti poco avevano a che fare con Marx (e non è vero), mentre molto ha a che fare con Marx la loro fine (e non è vero neanche questo).



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.