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STORIA/ La grande lezione (federalista) di Rosmini ai nostri statalisti

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Il monumento ad Antonio Rosmini a Milano  Il monumento ad Antonio Rosmini a Milano

Da ogni parte d’Italia correva con intensità il sentimento nazionale che aspirava ad una unità politica. Questa nobile finalità poteva essere impostata basandosi sull’5ingiustizia e sulla violenza, di uno stato che incorpora a sé gli altri staterelli della Penisola. Le condizioni storiche reali, con un forte senso della tradizione storica di ogni singolo raggruppamento, doveva essere considerato come punto di partenza per non cadere nel difetto delle costituzioni francesi, troppo astratte dalla situazione del paese, tanto da peccare di “perfettismo politico”, secondo la felice terminologia rosminiana. In altri termini esse erano logicamente e intellettualmente perfette, ma con nessuna attenzione alla situazione storica reale, e quindi destinate ad essere fragili nel tempo. Si pensava in maniera puramente cartesiana, e cioè che per incanto di metamorfosi una legge perfetta producesse una società altrettanto perfetta.

Nell’analizzare la situazione italiana, Rosmini constatava un’Italia con disuguaglianze geografiche che difficilmente sopportavano un governo centralizzato, processo che avrebbe maggiormente marcato la differenza tra nord e sud. Costringere siffatta differenza ad una univocità politica sarebbe stato una grave illogicità e avrebbe portato ad una rivolta contro lo stato. Per Rosmini il problema poteva trovare una soluzione equilibratrice nel conciliare il massimo dell’unità con la naturale varietà. E questo risultato è solo possibile attraverso una Federazione dei vari stati esistenti nella penisola. Una Federazione, comunque, che non si risolveva in una formalità istituzionale superiore, ma in un reale potere centrale che tutelasse nello stesso tempo i diritti dei singoli stati.

Il “federalismo” rosminiano - La concezione rosminiana è coerentemente ben più individuata di una Lega di Stati italiani. Sotto questo profilo egli supera per originalità e compiutezza giuridica di progetto le altre progettualità dei federalisti del suo tempo, dello stesso Gioberti di Torino e magari del Cattaneo di Milano. La prospettiva rosminiana - per usare un linguaggio del diritto pubblico ­- era quella di pensare una costituzione di Stato Federale, in cui si sommassero le caratteristiche dello Stato moderno con al suo interno le componenti statali integre nella loro individualità. Lo Stato Federale, comunque, rappresentava un’entità istituzionale diversa dagli stati suoi componenti, con potere decisionale autonomo e di rappresentanza di tutte le membra nel vertice centrale. Un qualcosa non dissimile dalla Federazione Svizzera, ove il Governo centrale rappresentava all’esterno tutti i vari cantoni-stato. In questa concezione il Rosmini è stato l’unico federalista vero e proprio nel pensare uno stabile ordinamento giuridico della cosiddetta scuola neoguelfa o riformista. Questa configurazione di orientamento superava la prospettiva di semplice Lega, e dava alle “sparse membra” di staterelli regionali, una “vera e autentica” personalità politica federale, come unica possibilità di realizzare l’unità consentita ai suoi tempi, senza ricorrere alla violenza della guerra.



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COMMENTI
24/05/2011 - due volti del federalismo (francesco taddei)

Il federalismo fiscale è una parte (giusta, perlomeno nel principio) del decentramento dello stato. per quanto riguarda la "Dieta: rappresenta gli interessi dell'Italia (...) di fronte al concesso delle altere nazioni" questo non avviene correttamente, basta guardare le rappresentanze dell'italia nella UE, frammentate, senza una guida unitaria e senza raccordo con Roma. Mancano inoltre raccordi unitari per le politiche energetiche (vedi rigassificatore in Puglia e nucleare in Sardegna). Occorre che dopo un giusto riequilibrio delle risorse (vedi anche iva regioni statuto speciale) si metta mano ad un rafforzamento delle competenze dello stato. Quelle competenze che vanno messe in comune per rafforzarsi, pena l'eccessiva frammentazione.