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STORIA/ La grande lezione (federalista) di Rosmini ai nostri statalisti

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Il monumento ad Antonio Rosmini a Milano  Il monumento ad Antonio Rosmini a Milano

Consapevole che contro l’esercito austriaco il più potente e organizzato d’Europa, mai il Piemonte, sia pur con volontari di tutta la penisola, avrebbe potuto essere vincitore per portare a termine l’unità d’Italia, necessaria risultava la preparazione degli spiriti a quella nobile tensione nazionale unitaria. Su queste dinamiche, coordinate interiori di cultura, di storia e di formazione di coscienze, anche l’esercito più potente nulla poteva di fronte ad una unità di animi protesi al medesimo fine. Di essere cioè consapevole nazione, amalgamata dalla stessa tradizione culturale trasmessa per secoli di civiltà da una medesima lingua.

L’articolazione della Confederazione italiana secondo Rosmini - Quello che è interessante nella posizione del Rosmini è rilevare che egli affrontò per primo in termini di diritto, tecnicamente specifici, una Confederazione Italiana, ponendo il problema nel contesto del diritto internazionale e delinenando la sovranità giuridica degli stati confederati al suo interno.

Per conferire una maggiore uniformità governativa possibile a tutti gli Stati confederati (primo principio) poneva al vertice una Dieta (assemblea o senato unitario) con carattere di istituzione permanente. Essa doveva risiedere a Roma (secondo principio). La sua azione avrebbe coperto il raggio delle relazioni internazionali, all’esterno; e, all’interno, la concordia e la prosperità comune di tutte le membra della nazione convogliate al bene comune (terzo principio).

Il primo punto si incarna in un’unica costituzione che preveda uguali leggi per tutti: civili, commerciali, penali e di procedura. Un uguale sistema monetario, ogni stato può recare l’immagine del proprio sovrano. Uniformità di pesi e di misure. Per l’esercito uguale uniforme e uguale disciplina, nonché medesima gerarchia militare. Così pure un comune diritto di cittadinanza e la medesima ammissione di tutti i cittadini italiani agli impieghi di ciascuna stato.

Il secondo punto riguarda lo sviluppo delle Camere legislative dei singoli stati, da non confondersi con l’istituzione centrale della Dieta italiana. Le camere coprono la competenza riguardante gli interessi pubblici e privati tra loro opposti dei singoli stati particolari. La Dieta, invece, rappresenta gli interessi dell’Italia in quanto nazione e stato unitario di fronte al concesso delle altre nazioni. L’interesse della nazione deve sommare e rappresentare tutti gli interessi particolari, armonicamente congiunti, come membra di un medesimo corpo, della cui vita la Dieta vive, prospera, e insieme regola.



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COMMENTI
24/05/2011 - due volti del federalismo (francesco taddei)

Il federalismo fiscale è una parte (giusta, perlomeno nel principio) del decentramento dello stato. per quanto riguarda la "Dieta: rappresenta gli interessi dell'Italia (...) di fronte al concesso delle altere nazioni" questo non avviene correttamente, basta guardare le rappresentanze dell'italia nella UE, frammentate, senza una guida unitaria e senza raccordo con Roma. Mancano inoltre raccordi unitari per le politiche energetiche (vedi rigassificatore in Puglia e nucleare in Sardegna). Occorre che dopo un giusto riequilibrio delle risorse (vedi anche iva regioni statuto speciale) si metta mano ad un rafforzamento delle competenze dello stato. Quelle competenze che vanno messe in comune per rafforzarsi, pena l'eccessiva frammentazione.