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LETTURE/ Se il Diavolo su una panchina a Mosca parla di Gesù...

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Michail Bulgakov  Michail Bulgakov

Molti libri hanno trame e storie avvincenti da seguire tutto d’un fiato. Se lo scrittore in più è russo ci si aspetta che la storia sia magari più lunga del solito, piena di dettagli. Per questo una volta iniziato Il maestro e Margherita di Bulgakov si rimane in un primo tempo spiazzati, cercando di capire perché il Diavolo incarnato stia cercando di convincere su una panchina nella Mosca degli anni venti due distinti uomini di cultura dell’esistenza di Gesù. E perché il secondo capitolo tratti di Ponzio Pilato protagonista del romanzo scritto dal Maestro, uomo di cui la bellissima Margherita è innamorata. Se si cerca una connessione tranquillamente logica alle tre storie intrecciate si rimane delusi.

Ma dietro la patina carnevalesca e illogica si celano tematiche forti, infatti verrà pubblicato postumo. Prima fra tutte la critica al regime stalinista e alla burocrazia russa, sempre messa sotto sopra dal diavolo Woland. Bulgakov ha ben presente l’imprevedibilità dell’essere umano, del suo destino ultimo mentre l’ideologia del regime in cui vive vuole e crede nell’opposto. Nel libro si vede per esempio quando dopo aver ricordato l’avvento storico di Gesù il diavolo preannuncia la morte al poeta ateo Berlioz, poco dopo schiacciato dal tram, per fargli capire che non decide lui della sua vita. Neanche cosa avrebbe fatto la sera stessa.



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