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LETTURE/ Se il Diavolo su una panchina a Mosca parla di Gesù...

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Michail Bulgakov  Michail Bulgakov

Nel romanzo si intrecciano due piani : quello della Russia contemporanea, sconvolta dall’avvento del Male, e quello di Gerusalemme ai tempi di Pilato, la prima con i suoi diavoli, la seconda con Gesù e la crocifissione. Ma cosa resta dopo l’intricato e bellissimo arabesco tessuto da Bulgakov? Emerge in questi fili che gli esseri viventi sono una misteriosa unità, una compenetrazione, incontro di tempi e spazi diversi che lo scrittore sembra sfumare fino a far coincidere. Così che nulla di quello che avviene sulla terra è mai separato da quello che avviene fra le stelle.

Quello che più stupisce di questo libro è che nell’unirsi e mischiarsi di elementi fantastici e realtà storiche Bulgakov riesce a far affiorare prepotentemente la dinamica umana che ritiene più importante: il desiderio. Infatti è l’amore che spinge Margherita a diventare strega. Ed è sempre la voglia di andare oltre che emerge nella scena conclusiva del romanzo: “Sono quasi due millenni che sta qua su questa spianata e dorme, ma quando vede la luna piena, come vede, l’insonnia lo strazia. (...) Cosa sta dicendo? chiese Margherita e il suo volto completamente tranquillo si coprì di un velo di compassione. Dice che anche con la luna per lui non c’è pace e che brutto è il suo mestiere. Così dice sempre quando dorme, e quando dorme vede una cosa sola: una strada illuminata dalla luna, ed egli vuole percorrerla per parlare con l’arrestato Ha-Nozri  perché, afferma, c’è qualcosa che non ha finito di dire allora, tanto tempo fa, il quattordici primaverile del mese di Nisan”.

Buona lettura.

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