BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ Ma chi è oggi il "ceto medio"?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

A fronte di questa vulgata, che assume la forma di una profezia che si auto avvera (nel senso che ogni dato viene piegato a questa teoria “a prescindere”), la realtà fattuale appare decisamente più complicata. Da oltre un decennio la diseguaglianza sociale registrata analizzando la distribuzione dei redditi è più o meno la stessa, mentre il peso degli impiegati sul totale dei lavoratori è cresciuto. E ancora, il livello di indebitamento delle classi medie appare del tutto sotto controllo, soprattutto se confrontato con quel che accade altrove. Certo, è cresciuta l’area del rischio, legata a un processo di flessibilizzazione che ha inciso soprattutto sulle professioni intermedie del terziario e sulle professioni intellettuali. Ma “rischio” non equivale a dire “crisi”.

Più correttamente sarebbe allora bene parlare di una trasformazione del ceto medio, fatto per altro non nuovo dal punto di vista storico. Già all’inizio degli anni Cinquanta Wrigh Mills descrisse la nascita di una nuova classe media, composta dai lavoratori dipendenti (i mitici white collar) che prendevano il posto centrale della società soppiantando la piccola borghesia proprietaria. Oggi non c’è un cambio della guardia, ma un rimescolamento delle carte, o meglio ancora una frammentazione, che spinge ancora più in profondità un processo iniziato negli anni Ottanta, quando iniziò a distinguersi tra una classe media rampante (ricordate gli yuppies?) e un ceto medio riflessivo e progressista.

Oggi i ceti medi sono tanti e non puntano più tutti nella stessa direzione, seppur condividano ancora stili di consumo abbastanza simili. C’è un ceto medio di lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e partite Iva, di professionisti e artigiani, al cui interno però persistono differenze molto forti in termini di reddito, stabilità lavorativa, gestione dei rischi e prospettive di sviluppo. E ce n’è un secondo di lavoratori dipendenti, impiegati e dirigenti. Ma anche dentro questo raggruppamento le cose non sono così semplici, perché appare sempre più evidente la contrapposizione tra dipendenti del settore privato e dipendenti del settore pubblico, interessati da rischi sociali dissimili e portatori di interessi talvolta contrapposti.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >