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STORIA/ L’"inventore" della globalizzazione? Chiedete a Vasco da Gama

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Da un disegno dell'Atlante Miller, 1519 (Immagine d'archivio)  Da un disegno dell'Atlante Miller, 1519 (Immagine d'archivio)

Inoltre erano convinti che la fascia a cavallo dell’equatore fosse inabitabile perché qualitativamente diversa dalle due fasce (o “climi”) temperate che si trovavano rispettivamente nell’emisfero nord e in quello sud (le due fasce estreme, attorno ai poli, erano considerate anch’esse inabitabili). Solo agli inizi del Cinquecento, con i viaggi di Vespucci, si entrò in una fase nuova, con la progressiva presa di coscienza che la serie di terre scoperte tra il 1492 e il 1503 (Cuba, Haiti, Antille, Portorico, Venezuela, Terranova, Brasile, Honduras) non andavano concepite come le propaggini orientali dell’Asia (così credeva Colombo) o come una serie di isole sconnesse le une dalle altre ma come un nuovo, immenso continente. Un interessante e significativo sintomo di questo cambiamento di prospettiva è l’oblio in cui cade in quegli anni il nome di Colombo, che non appare praticamente mai nelle discussioni degli intellettuali; per fare un esempio ben noto Raffaele Itlodeo, il protagonista dell’Utopia di Thomas More (pubblicata nel 1516), ha navigato a lungo con Amerigo Vespucci (e non con l’esploratore genovese) prima di scoprire l’isola “che non è in nessun luogo”.

Le esplorazioni dei primi vent’anni del Cinquecento quindi non completano affatto il ciclo dei viaggi quattocenteschi, che semmai trovano il loro completamente logico nell’epopea di da Gama: aprono invece uno spazio del tutto nuovo, mentale prima ancora che geografico, che verrà gradualmente riempito nel corso del secolo successivo, fino ai viaggi dei grandi esploratori olandesi dei primi decenni del XVII secolo. Resta però vero che il passo decisivo, quello che avrebbe permesso tutti gli altri, fu quello che dimostrò la falsità del paradigma epistemologico antico: e furono i portoghesi a compierlo, quando il navigatore Gil Eanes nel 1434 riuscì a superare il temuto capo Bojador, che fino a quel momento aveva rappresentato il punto di non ritorno di tutte le spedizioni. In sé si trattò di un episodio modesto: capo Bojador, situato sulla costa africana a 26°07’ di latitudine nord, non ci appare oggi come un grande ostacolo alla navigazione, a parte i bassifondi che stendono per parecchie miglia al largo.



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