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STORIA/ I frutti della Pax romana, oltre i luoghi comuni dell’imperialismo

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Augusto di Prima Porta (ca. 8 a.C.)  Augusto di Prima Porta (ca. 8 a.C.)

Negli anni in cui Gesù predica in Palestina, tutta l’area prospiciente il bacino del mar Mediterraneo si trova sotto il dominio di Roma. La pienezza dei tempi si sposa con un periodo di pace e di prosperità. Con Augusto, il primo imperatore, Roma si sta faticosamente riprendendo da decenni di guerre civili. Dalla penisola iberica al Caucaso, dalle pianure del Reno alla valle del Nilo, l’impero romano occupa un territorio vastissimo: mai più nella storia una così gran parte dell’Europa (e non solo di questa) resterà per così tanto tempo unificata in una unità amministrativa.

La grandezza e la stabilità di questa compagine davano al cittadino romano un’impressione di grandezza e di orgoglio. “Glorioso sole, che col tuo carro lucente ci porti il giorno e nasci sempre uguale e diverso, possa tu non vedere nulla più grande di Roma” canta Orazio nel Carme secolare, un inno destinato a celebrare la grandezza di Augusto. Il suo contemporaneo Virgilio, che già in un celebre carme aveva preconizzato il prossimo ritorno dell’età dell’oro sulla terra, nell’Eneide esprime con queste parole i caratteri fondamentali della politica romana: “Altri lavoreranno il bronzo meglio di te (almeno credo) e saranno capaci di trarre figure dal marmo ... Tu Romano, ricorda di governare col tuo dominio i popoli (questa sarà la tua arte) e di imporre una regola alla pace, di essere clemente con chi si sottomette e di debellare i superbi”.

Propaganda di regime, si potrà obiettare, ma sarebbe un giudizio complessivamente parziale. Certo questa visione della missione pacificatrice di Roma corrispondeva ai canoni della propaganda augustea, ma vi è anche un’adesione sincera e fiduciosa a questa linea. Un dato di fatto mi sembra che si possa proporre con discreta sicurezza. Roma non era arrivata a estendere il suo dominio su un territorio così vasto in séguito a una deliberata volontà di conquista o a sete di potere. Roma dovette combattere una lunga serie di guerre prevalentemente difensive contro nemici sempre più potenti, e queste guerre vittoriose contribuirono a rendere il modesto villaggio fondato sulle rive del Tevere prima una potenza locale, poi uno Stato sempre più potente.



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