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STORIA/ I frutti della Pax romana, oltre i luoghi comuni dell’imperialismo

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Augusto di Prima Porta (ca. 8 a.C.)  Augusto di Prima Porta (ca. 8 a.C.)

Certo ci furono episodi di corruzione e scandali, e per molti personaggi inviati a governare le province l’esercizio del comando poté essere occasione di arricchimento e di ruberia, ma pur sempre entro certi limiti: un comportamento eccessivamente vessatorio nei confronti dei provinciali era sanzionato con leggi severe, come dimostrò lo scandalo di Licio Cecilio Verre, processato e costretto all’esilio per le malversazioni compiute in Sicilia.

Non ci soffermiamo sui problemi del rapporto fra impero e Cristianesimo, perché questi hanno un carattere tutto speciale che qui non potremmo affrontare.

Per dimostrare che la politica Romana non fu nel complesso oppressiva con le regioni conquistate, mi limito all’esempio della politica linguistica. Roma non impose mai con la forza il latino, anche se naturalmente questo era normalmente usato come lingua dell’amministrazione. Le molte lingue di quel crogiolo etno-linguistico che era l’Italia antica furono progressivamente sostituite dal latino, che divenne poi anche la lingua dell’Europa occidentale e dell’Africa settentrionale. Nella zona orientale dell’impero, dove si era ormai affermata da tempo una lingua veicolare di cultura (il greco), il latino non divenne la lingua egemone. Se i Galli e gli abitanti della penisola iberica, che pure avevano dato per parecchio tempo filo da torcere ai conquistatori romani, accolsero il latino, non fu in forza di un decreto (anzi, le leggi romane permettevano di redigere gli atti giuridici privati nelle lingue locali), ma in forza del prestigio che la lingua e la cultura di Roma aveva. Nella Gallia conquistata da Cesare possiamo seguire passo passo questa opera di romanizzazione sempre più in profondità: i Romani aprono scuole nella Gallia, e a queste scuole si iscrivono i rampolli dell’aristocrazia celtica, che nella prima generazione hanno accanto al nome celtico anche un nome romano, e nelle generazioni successive avranno soltanto il nome romano. L’uso della lingua locale si fa sempre più rarefatto, fino a scomparire del tutto, e alla fine, se si escludono alcune aree particolari (come la regione basca), tutta la zona occidentale dell’impero finisce per parlare latino.



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