Cultura
martedì 14 giugno 2011
C’è la “vergine pallida” di Sartre evocata per un Natale di prigionia niente affatto “nichilista”. Ma - lontana appena poche pagine - c’è anche la “stella del mare” di Péguy, sotto un oceano di spighe davanti alla cattedrale di Chartres: spunto vivido, tra arte e natura, per rammentare, in chiave benedettina, che “la presenza materna di Maria ha trasformato perfino il quotidiano e pesante lavoro in un repositorio senza fine per l’anima solitaria”. Tra una vetrata di Chagall a Zurigo e una pala di Tiziano a Venezia, tra la Pietà Rondanini e il portale della Carità della Sagrada Familia, c’è modo di risorprendersi per come D’Annunzio si rivolge alla sorella Maria; di riaffacciarsi sulla vertiginosa trilogia mariana di Rilke, di riscoprire nell’“Ave Eva! Ave Marìa!” di Miguel de Unamuno, il “dramma di peccato e di grazia che costituisce la storia dell’umanità”. C’è soprattutto tanto - tutto - Dante e ci sono anzitutto i Vangeli in Maria di Nazaret, il libro più recente di padre Luigi Pretto, coadiuvato dalla storica dell’arte Marina Stefani Mantovanelli. Un volume che è l’esatto contrario di un’antologia eclettica o di un saggio critico: anche se padre Pretto - 88 anni, a lungo direttore del Collegio Universitario Don Mazza a Padova, dove tuttora vive e lavora - ha alle spalle un bibliografia di prim’ordine tra letteratura, filosofia, spiritualità, cultura della fede.Come il suo autore prediletto, Pretto affronta una volta di più un viaggio tra tutte le parole e le immagini preziose raccolte in una vita di studio, di impegno educativo, di fede praticata e predicata: sacerdote e intellettuale tra giovani intellettuali. Come Dante, l’autore racconta che una figura femminile l’ha sempre condotto per mano “tra realtà e mistero”: è la figura ritratta nella formella dell’Annunciazione sull’antico portale della Basilica di San Zeno a Verona. Il poeta della Commedia lo ammirò seicento anni prima che Pretto, veronese d’origine, vi maturasse la sua vocazione e - assieme - una passione inesausta per l’arte, per la bellezza che testimonia il vero e il bene. Mentre le tavole padovane di Giotto e Guariento scandiscono una singolare e affascinante “lectura” mariana della Commedia, Pretto delinea una precisa interpretazione: la Madonna è un’autentica “quarta guida” di Dante in Paradiso.
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