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ARTE/ Se siamo solo materia, qual è il senso della Pietà?

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Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa)  Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa)

Paragone. Sembra quasi inevitabile, considerata la quantità delle proposte espositive e delle opere, ma non è affatto scontato che accada veramente, se non superficialmente, riportando a livello personale quel meccanismo dell’associazione di idee di cui si è parlato nella scorsa puntata, alla base di molta creazione.

A Venezia, città sull’acqua, è impossibile non esercitare il paragone anche perché le architetture della città; quelle più scenografiche sono entrate ben presto, quasi per forza, in un richiamo e paragone urbanistico anche prima del secolo rinascimentale “dei modelli” e di quello teatrale del seicento.

A San Marco del X secolo, forse la più bella chiesa del mondo con Chartres e la Sagrada Familia, si paragona San Giorgio del Palladio, sull’isola di fronte, con la facciata, la cupola e il campanile “alla san Marco”.

Lì ci aspetta - siamo mossi da curiosità per il titolo dell’opera esposta dentro la chiesa, Ascensione, e per la fama dell’artista - Anish Kapoor, scultore e architetto indiano, primo classificato nella XLIV Biennale di Venezia (1990) come rappresentante della Gran Bretagna. Il paragone si impone già nel cuore e nella memoria, sentendo parlare dell’opera, una colonna di fumo che ascende. La delusione è quasi immediata, al centro sotto la cupola un’esile colonnina che sale in alto fino a essa, visibile per un raggio di luce che ne illumina i tortili disegni di fumo, risucchiata da un condotto in alluminio aperto a tromba, generata da quattro enormi torri, alte fino al catino della cupola in legno, contenenti 10 ventilatori ciascuna che fanno avvolgere su se stesso il fumo che esce da un grande cilindro sul pavimento.

Dopo venti secondi - il tempo di vedere, avvicinandoci, come nessun fondale, nessun buio, nessuna evidenziazione aiuti questa apparizione nella chiesa, benché si vedano insieme alla “colonnina” i pilastri, i muri, l’altare, i quadri in uno stato di precarietà - l’opera scompare, scomposta forse dalla porta che si è richiusa della Chiesa, forse dai meccanismi che non funzionano a dovere, e non riappare più. Il paragone va immediato e nasce il rimpianto per quella Colonna che guidava il cammino e compariva al mattino e conduceva il popolo (eletto). Quella nube come una colonna fino sul far della sera: come sarebbe bastata la descrizione dell’Antico Testamento.



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COMMENTI
18/06/2011 - DOV'E' FINITO LO STUPORE? (Stefano Giuliani)

Ciao Camillo, il tuo tour veneziano spero ti abbia lasciato il tempo di ri-vedere i mosaici di S. Marco (che AFFERRANO anche l'uomo contemporaneo PORTANDOLO dentro la Storia), visto che le "opere" (sic) che hai visto, poi raccontate a noi, non lasciano spazio che alla pietà (con l'accento e la minuscola) per non dire di peggio. Un bambino come reagisce davanti a ciò? Non fa un ragionamento, ma in modo diretto giudica, essendo ancora sprovvisto delle "conoscenze" della persona adulta. Michelangelo e Caravaggio non erano certo bambini prima di scolpire le PIETA' o di dipingere la MORTE DELLA MADONNA, ma certo il loro occhio cercava nella realtà il fondo, la consistenza ultima. Quanta arte contemporanea è condannata alla minuscola, perchè ha uno sguardo presuntuoso alla realtà, dimentica di curiosità sincera e di stupore, e di conseguenza incapace di ri-creare e di stupire (destinata al vintage). Nell'arte contemporanea il re è nudo, ma sono rimasti solo i bambini a dirlo, buon lavoro ma anche buone vacanze.