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ARTE/ Se siamo solo materia, qual è il senso della Pietà?

Pubblicazione:giovedì 16 giugno 2011

Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa) Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa)

Dobbiamo intendere ascensione con la a minuscola? Perché tutti questi mezzi visibili, brevetti, aspiratori, tubi per partorire un cosa che esiste in natura - le correnti ascensionali, il fumo al naturale - o è esistita come cambiamento della natura nel miracolo dell’Esodo (la memoria è possibile e supera di gran lunga questa opera d’arte). Perché la tecnologia deve creare una cosa così semplice? Ma la domanda più pertinente alla Biennale è: perché l’arte deve ri-produrre, come copiare per un vituperato realista disegnatore? È la stessa banalità ma ... very expensive!

Ecco che il paragone, umano, con quello che ogni uomo porta con sé, non con quello che sa e basta, con il possibile, il miracolo, l’essere della natura sovrasta la riduzione all’arte come ri-produzione industriale e tecnica.

Usciamo perciò da san Giorgio a cercare ancora, alla Salute, dietro l’altra cupola che dialoga con San Marco, ai Magazzini del Sale della ex Serenissima, per riannodare i pensieri e gli atteggiamenti opposti tra arte e tecnologia, genio dell’umano e ideologia delle associazioni delle idee. Un grande: Kiefer, di una pensosità e poetica abissale, con le sue domande sulla possibilità della conoscenza, della memoria, dell’umanità prima e dopo l’Olocausto. Qui invece l’arte si ritira in se stessa, sui suoi materiali stessi, lontana anni luce dalla tecnologia, per rappresentarsi modesta o semplice, capace di grandi cose, segreto del mondo.

Un semplice fornello in ghisa, pinze, elementi chimici, terre e il fuoco, il piombo, la fusione, ecco: l’Alchimia, questa volta sicuramente con la A maiuscola, perché a titolo, e mostrata come Nuova Arca - unico elemento macchinario dell’opera, che ci guida nel mondo. Sì ho capito bene... l’Alchimia, una chimica primordiale!

Se l’opera, composta da tre momenti, si fa guardare - questi materiali infatti sono molto familiari - è chiaro che è una proposta, un credo, sconcertante nella sua superstizione e finzione rispetto a tutto il problema del mondo “cantato” da Kiefer e non ci può bastare questa finta semplicità per considerarci privi del fuoco umano (questo sì) che brucia e grida e chiede. Forse perché delusi, come tanta cultura ha dichiarato, dalla nostra potente capacità di male abbiamo così il pretesto per dichiarare morta e sotterrata (nuovo Olocausto, quello dell’umano) questa bambina potente in noi che è la speranza e la domanda, il bisogno di verità e di esperienza umana. Mentre in realtà non vogliamo prenderci questa responsabilità strana e nuova che chiederebbe una vita nuova. Rifugiamoci nel fuoco, nel piombo della cultura e dell’erudizione.


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COMMENTI
18/06/2011 - DOV'E' FINITO LO STUPORE? (Stefano Giuliani)

Ciao Camillo, il tuo tour veneziano spero ti abbia lasciato il tempo di ri-vedere i mosaici di S. Marco (che AFFERRANO anche l'uomo contemporaneo PORTANDOLO dentro la Storia), visto che le "opere" (sic) che hai visto, poi raccontate a noi, non lasciano spazio che alla pietà (con l'accento e la minuscola) per non dire di peggio. Un bambino come reagisce davanti a ciò? Non fa un ragionamento, ma in modo diretto giudica, essendo ancora sprovvisto delle "conoscenze" della persona adulta. Michelangelo e Caravaggio non erano certo bambini prima di scolpire le PIETA' o di dipingere la MORTE DELLA MADONNA, ma certo il loro occhio cercava nella realtà il fondo, la consistenza ultima. Quanta arte contemporanea è condannata alla minuscola, perchè ha uno sguardo presuntuoso alla realtà, dimentica di curiosità sincera e di stupore, e di conseguenza incapace di ri-creare e di stupire (destinata al vintage). Nell'arte contemporanea il re è nudo, ma sono rimasti solo i bambini a dirlo, buon lavoro ma anche buone vacanze.