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ARTE/ Se siamo solo materia, qual è il senso della Pietà?

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Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa)  Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa)

Ma dobbiamo coinvolgere anche la verità delle informazioni, entrare nel merito dei presupposti pseudoscientifici.

“Sono i neuroni” l’artista avrebbe dichiarato “a farci provare il sentimento della compassione e perciò rappresento il cervello, da cui tutto dipende, come l’anima dell’individuo”.  Abbiamo chiesto un parere a Stefano Cappa, neuroscienziato del San Raffaele che indaga anche la ricezione della bellezza. “La prima affermazione a mio parere è una banalità se intesa nel senso di: ‘se non ci sono i neuroni, non posso provare alcun sentimento’. La seconda frase non vuol dire nulla: il “perciò” non introduce nessuna conseguenza logica. Penso che il cervello sia la base di ogni attività mentale esplorabile con i mezzi delle scienze naturali. Non concordo però sul ritenere che questo determini alcuna ‘riduzione’. Sarebbe come ritenere che, dato che sono andato a Venezia in automobile, la mia reazione estetica alla Pietà di Jan Fabre può essere ridotta al funzionamento del motore della mia auto...”.

È un opera, questa, anzitutto dissacrante dell’umano, non del religioso. I critici trovano interessante l’idea, la provocazione, l’ideazione. È ancora ben vivo il dogma del XX secolo anche in questo nuovo misurarsi su come è stata detta una cosa, non se essa sia vera o no, come diceva Romano Guardini.

La pietà era anche per gli antichi il profondo segno dell’incapacità di definire tutto come morte, che qui è invece evidenziata dal cadavere incravattato e dalla madre scheletro con panni antichi. Nel cristianesimo è risurrezione dell’umano perché dice che la promessa si compie.



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COMMENTI
18/06/2011 - DOV'E' FINITO LO STUPORE? (Stefano Giuliani)

Ciao Camillo, il tuo tour veneziano spero ti abbia lasciato il tempo di ri-vedere i mosaici di S. Marco (che AFFERRANO anche l'uomo contemporaneo PORTANDOLO dentro la Storia), visto che le "opere" (sic) che hai visto, poi raccontate a noi, non lasciano spazio che alla pietà (con l'accento e la minuscola) per non dire di peggio. Un bambino come reagisce davanti a ciò? Non fa un ragionamento, ma in modo diretto giudica, essendo ancora sprovvisto delle "conoscenze" della persona adulta. Michelangelo e Caravaggio non erano certo bambini prima di scolpire le PIETA' o di dipingere la MORTE DELLA MADONNA, ma certo il loro occhio cercava nella realtà il fondo, la consistenza ultima. Quanta arte contemporanea è condannata alla minuscola, perchè ha uno sguardo presuntuoso alla realtà, dimentica di curiosità sincera e di stupore, e di conseguenza incapace di ri-creare e di stupire (destinata al vintage). Nell'arte contemporanea il re è nudo, ma sono rimasti solo i bambini a dirlo, buon lavoro ma anche buone vacanze.