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ARTE/ Se siamo solo materia, qual è il senso della Pietà?

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Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa)  Jean Fabre, Sogno compassionevole (Foto Ansa)

Perché, infine, ci deve essere una cosa importante da dire, da mostrare, tale da ridefinire la Pietas, se tutto è solo sviluppo di una materia organica e geniale, e tutto è vuoto sopra e dopo di noi? Se il legame non è coscienza e giudizio nessuno ci guarda, tutto è conchiuso, morte. Allora perché rappresentarla? Per chi? Dunque il paragone è indispensabile, potremmo dire che l’arte come ogni azione è un giudizio, rivela in cosa consiste, qual è il senso del gesto e dell’opera, così come vi sono uomini della cui vita si dice “ecco un opera d’arte”. Preferiamo comunque Fabre (sic) ai suoi mecenati e critici che nascondono la mano.

Paragone era anche il nome della rivista di Roberto Longhi, storico dell’arte. Essa alternava numeri di letteratura e numeri di arte e il paragone, per il momento, propende ancora per la vittoria della poesia, delle parole e ci fa pensare - certo senza voler desertificare il panorama ma per suscitare problemi, domande - che l’iconoclastia (la distruzione di immagini, storicamente operata da Vescovi filosofi in Oriente) che si è abbattuta (anche qui storicamente) sull’arte, in nome della teosofia della avanguardie di primo novecento e le successive ondate di iconoclastia, abbia generato oggi una corporeità senza vita dentro. Una ipostasi dell’umano, o una Chernobyl di ritorno dove il corpo (l’opera) o gli oggetti, non vengono rimossi, nascosti o consumati, sono in qualche modo sani (per un’idea però), appaiono, ma dentro vi è un grande vuoto che ha generato una nuova corporeità alternativa con nuovi codici e norme correct.



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COMMENTI
18/06/2011 - DOV'E' FINITO LO STUPORE? (Stefano Giuliani)

Ciao Camillo, il tuo tour veneziano spero ti abbia lasciato il tempo di ri-vedere i mosaici di S. Marco (che AFFERRANO anche l'uomo contemporaneo PORTANDOLO dentro la Storia), visto che le "opere" (sic) che hai visto, poi raccontate a noi, non lasciano spazio che alla pietà (con l'accento e la minuscola) per non dire di peggio. Un bambino come reagisce davanti a ciò? Non fa un ragionamento, ma in modo diretto giudica, essendo ancora sprovvisto delle "conoscenze" della persona adulta. Michelangelo e Caravaggio non erano certo bambini prima di scolpire le PIETA' o di dipingere la MORTE DELLA MADONNA, ma certo il loro occhio cercava nella realtà il fondo, la consistenza ultima. Quanta arte contemporanea è condannata alla minuscola, perchè ha uno sguardo presuntuoso alla realtà, dimentica di curiosità sincera e di stupore, e di conseguenza incapace di ri-creare e di stupire (destinata al vintage). Nell'arte contemporanea il re è nudo, ma sono rimasti solo i bambini a dirlo, buon lavoro ma anche buone vacanze.