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SACHAROV/ "Vivere senza menzogna": il volto umano di Elena Bonner

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Elena Bonner e Andrej Sacharov partono da Mosca per New York, 6 nov. 1988 (Ansa)  Elena Bonner e Andrej Sacharov partono da Mosca per New York, 6 nov. 1988 (Ansa)

Ma Elena conserva una forte idealità, serve nonostante tutto il suo Paese, prima come infermiera negli anni di guerra, e poi come medico, militando addirittura nelle file del Pcus nella speranza che il nuovo vento della destalinizzazione chrusceviana portasse un rinnovamento.

L’incontro nel 1970 con Andrej Sacharov segna una svolta nella sua vita e nel suo impegno civile. Il celebre fisico nucleare, padre della bomba all’idrogeno, aveva contestato da anni l’uso bellico delle bombe atomiche che da scienziato aveva contribuito a realizzare. Anzi, aveva messo al servizio della società civile il proprio prestigio scientifico, costituendo il primo Comitato per i diritti civili e prendendo le difese dei dissidenti e dei perseguitati politici. Una decisione che avrebbe pagato a caro prezzo, con l’emarginazione e poi nel 1980 - per le sue proteste contro l’invasione dell’Afghanistan - con l’esilio nella città chiusa di Gor’kij.

In tutti questi anni Elena Bonner lotta accanto al marito (si sposano nel 1972), facendogli da portavoce e lavorando indefessamente nel movimento per i diritti umani. Non meno battaglieri e travagliati saranno gli ultimi anni, quando Sacharov nel 1986 viene riabilitato e successivamente eletto in parlamento, dove si trova a sostenere una lotta impari e pressoché solitaria contro l’establishment.

Dimitrij Sacharov, in un’intervista rilasciata negli anni 70, aveva affermato di combattere non nella speranza di ottenere un risultato - quello sembrava escluso - ma semplicemente nel desiderio di conservare un volto umano, di restare fedele alla dignità che un essere umano deve avere. È forse questa la lezione più profonda della generazione dei dissidenti a cui appartiene Elena Bonner: un’onestà che non è correttezza politica o coerenza etica (perfino nel linguaggio ufficiale dei necrologi nessuno ha potuto fare a meno di ricordare i suoi eccessi, il suo caratteraccio), e neppure una nuova ideologia dei diritti umani. È piuttosto una disarmante sincerità, addirittura la vulnerabilità di chi non ha termini di paragone nel giudizio se non le facce degli amici, della gente per strada, il volto umano che ciascuno ritrova in fondo al proprio cuore.



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