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LETTURE/ Dal Pci a Dossetti, tutte le "profezie" avverate di Augusto Del Noce

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Augusto Del Noce (Ansa)  Augusto Del Noce (Ansa)

Dialoga con tutti i grandi intellettuali del Novecento italiano: da Norberto Bobbio a Eugenio Garin, ottenendo sempre attestati di stima e riconoscimenti anche postumi. Nel 1957 intuisce che il socialismo reale, il blocco sovietico realizzazione storica del marxismo, imploderà e crollerà, per così dire, da solo. Nel 1989, all’indomani della caduta del Muro, arriverà a ricordare la tensione religiosa originaria del marxismo, rivalutando addirittura la necessità di un po’ di utopia (e forse questo è uno spunto che servirebbe anche a noi oggi per comprendere ciò che ci sta accadendo).

Del Noce è stato un grande interlocutore della Democrazia Cristiana, la cui esperienza ha accompagnato sempre con grande perspicacia ed attenzione. È stato anche protagonista di un fitto dialogo con i cattolici comunisti e con Franco Rodano, fin dal 1943. Molte sono le sue tesi rimaste attualissime, in particolare l’illuminante giudizio sulla “società opulenta”, sulla omologazione, in parte valorizzando Pier Paolo Pasolini, di cui però criticava il “decadentismo”. È Del Noce a capire che la sinistra cattolica, dalla Base di De Mita ai dossettiani, approderà velocemente a posizioni “neo borghesi”, così come il Pci finirà per diventare quel “Partito radicale di massa” che oggi abbiamo sotto gli occhi nella forma del Pd. Intuizioni meravigliose di un’intelligenza che la fede sviluppa e potenzia e che ancora oggi fanno riflettere.

Borghesi ha il grande merito di liberare Augusto Del Noce da un’immagine stereotipata e sbagliata, reazionaria e tradizionalista, restituendogli libertà e genialità, e riproponendone intatta l’originale interpretazione della storia e della filosofia. Per noi del Sabato degli anni Ottanta, primo fra tutti proprio il “collega” Borghesi, Del Noce fu un Maestro curioso, appassionato ed ironico, stimolatore di idee e di posizioni, tanto eccentriche rispetto al luogo comune, anche cattolico, quanto feconde nello sviluppo di un giudizio sulla modernità che segnò quella stagione intellettuale. Fu davvero un cattolico adulto, nel senso che cercò tutta la vita di rendere ragione della sua fede nella temperie della storia e del dibattito culturale. Fu pienamente portatore di quel carisma (cultura, carità, missione) l’incontro col quale segnò, con entusiasmo memorabile, i suoi ultimi anni.

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