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CHIESA/ Gheddo: vi racconto la carità di Clemente Vismara, "protettore dei bambini"

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Clemente Vismara (1897-1988) (Archivio Piero Gheddo)  Clemente Vismara (1897-1988) (Archivio Piero Gheddo)

La piccola ma viva Chiesa della Birmania è in festa per il suo primo Beato, il padre Clemente Vismara (1897-1988), che verrà beatificato il 26 giugno prossimo in Piazza Duomo a Milano (ore 9,30-12). Alle frontiere estreme del mondo cristiano, nel cosiddetto “triangolo dell’oppio” della Birmania orientale ai confini con Laos, Thailandia e Cina, nel 1924 padre Clemente Vismara viene mandato e fondare la prima missione. Il villaggio si chiama Monglin ed è abitato da tribali akhà. Clemente Vismara, nato nel 1897 ad Agrate Brianza, reduce da tre anni passati come fante di trincea nella prima guerra mondiale (dove gli assegnano una medaglia al valor militare), nel 1923 diventa sacerdote nel Pime di Milano (Pontificio istituto missioni estere) e l’anno seguente parte per la sua missione fra i non cristiani.

Il Pime era presente nella Birmania orientale dal 1867 per evangelizzare quella immensa regione non ancora sottomessa dagli inglesi. Quando i primi quattro missionari giungono a Toungoo, l’ultima città col governatore inglese, e gli dicono che vogliono andare al di là del fiume Sittang, il governatore dice: “Oltre il fiume non siete più sotto la protezione inglese e rischiate molto fra quelle tribù nomadi e guerriere”. Il capo missione padre Eugenio Biffi risponde: “Ma noi siamo sotto la protezione di Gesù Cristo”. Questo il “tempo dei pionieri”, che ha vissuto padre Vismara. A Monglin era proprio isolato fra i tribali, a sei giorni di cavallo da Kengtung. Scriveva in una lettera al fratello: “Qui è peggio di quando ero in trincea, ma questa guerra l’ho voluta io e debbo combatterla fino in fondo con l’aiuto di Dio. Sono sempre nelle mani di Dio”.

Clemente si adatta alle misere condizioni di vita dei tribali. Abitava con tre orfani e un catechista in un capannone di fango e tetto di paglia, si nutriva di riso con peperoncino, pesce e carne di pollo, uova, una banana e acqua a volontà. Si procurava la carne con battute di caccia (uccide tre tigri).



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