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LETTURE/ Non c’è sogno avverato senza sacrificio: la lezione (attuale) di Boccaccio

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Firenze, particolare (Imagoeconomica)  Firenze, particolare (Imagoeconomica)

Alla fine del pasto, monna Giovanna si rivolge a Federigo e in nome dell’amore materno gli chiede in dono il falcone, confidando nella generosità di chi è così povero da non avere altro diletto. Federigo si commuove e le spiega che, non avendo altro da offrirle, ha sacrificato il falcone e non può più aiutare con una gioia il giovane ammalato. Quest’ultimo peggiora e muore pochi giorni dopo.

Monna Giovanna eredita la fortuna del marito; ricca e ancora giovane, viene sollecitata dai fratelli a risposarsi; la sua reticenza viene vinta solo dal ricordo dell’incontro con Federigo, di cui aveva apprezzato il valore. I fratelli si fanno beffe di lei, dandole della sciocca per voler sposare un uomo così povero; ma ella ribatte: “Fratelli miei, io so bene che è così come voi dite, ma io voglio avanti uomo che abbia bisogno di ricchezza che ricchezza che abbia bisogno d’uomo”. Così Federigo degli Alberighi, per la sua magnanimità ottiene l’amore della donna e i suoi beni. Boccaccio conclude: in letizia con lei, miglior massaio fatto, terminò gli anni suoi”.

Pochi decenni prima Dante aveva scritto: “La gente nova e’ subiti guadagni / orgoglio e dismisura han generata (Inf. 16,73-74), sdegnato contro i mercanti che avevano mutato volto ai costumi della vecchia Firenze.

Nella novella di Boccaccio si trova la descrizione dei valori della mercatura, quali la concretezza, l’uso accorto del denaro, il calcolo che sa farsi parola convincente e di quelli della nobiltà, la grandezza d’animo, la generosità, l’amore come fonte di perfezione spirituale, la dignità nell’indigenza. Nell’equilibrio del racconto non appare opposizione tra i due mondi: non c’è rifiuto dell’etica mercantile, non c’è nostalgia dell’etica cortese e neppure rigetto di quest’ultima come superata dai tempi.

Federigo, il silenzioso eroe di un sogno che si avvera attraverso lo spreco prima e poi il sacrificio, sembra riassumere in sé il mondo feudale che si apre all’intraprendenza di un nuovo ceto, senza cedere nulla dell’antico costume, anzi imparando ad amministrare con sagacia la ritrovata ricchezza.

 



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