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RICORDO/ Mario Apollonio, un maestro capace di abbracciare la fede dei semplici

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La sede di Milano dell'Università Cattolica (Imagoeconomica)  La sede di Milano dell'Università Cattolica (Imagoeconomica)

Uno riguarda la civiltà medievale nel suo insieme, che Apollonio descrive così: “La cultura medievale è arditamente intellettuale, perché riconosce i diritti primordiali della ragione. È una cultura che esplora, discute e riconosce il primato del divino nell’umano, il primato della metafisica nella filosofia, il primato dell’essere nell’esistere. Ma riaffermando il primato della carità sulla sapienza, l’ascetismo religioso insorge e ripropone la concretezza della vita unitiva e l’imitazione di Cristo”.

Nell’accostare la figura di Leopardi, Apollonio sembra inchinarsi di fronte alla grandezza di chi indaga il segreto perché e non trova risposta: “La sua è la storia di un’anima intenta che cercava in sé sola le ragioni del suo essere e prima troncava ad uno ad uno i legami che l’univano ai fantasmi della storia e della dottrina. Le sue disperate verità sono di sempre, non di un tempo né d’una persona. Rinnegata la storia e negata la Provvidenza, procede oltre e s’imbatte nella necessaria, indifferente Natura, alla quale riconosce leggi sue proprie e scopi remoti, impenetrabili all’intelligenza umana, anzi estranei a lei, diversi”.

Di particolare rilevanza in questo centenario dell’Unità d’Italia è il giudizio su uno dei più controversi protagonisti del mondo culturale di allora: “Il mondo spirituale del Risorgimento trova nell’opera di Francesco De Sanctis una delle sue sintesi più memorabili: opera critica, e, perciò, volta a chiarire, ad accertare, a disciplinare; ma nello stesso tempo opera animata da una ispirazione profonda, ricca di quell’umanità delicata e forte ch’ebbero i migliori di quel tempo eroico e pio, vasto come un’epopea”.

 



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