BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ In Italia è davvero difficile diventare più ricchi?

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ciò che viene dipinto come un processo oggettivo, generalizzato, irreversibile di “declassamento”, “declino”, “contrazione” del ceto medio è in realtà l’esito di fenomeni compositi, dinamici e non univoci che alcuni dati recenti sulla mobilità intergenerazionale - ricavati dalla quarta indagine sui valori degli europei (EVS 2009) - ci aiutano a decodificare. Per stimare questa forma di mobilità (che dà un’idea del grado di apertura/chiusura della società italiana) è stata messa a confronto la posizione professionale degli intervistati con la posizione professionale del loro padre (all’età di 35-40 anni); è stato inoltre considerato  il livello di istruzione raggiunto dal campione di riferimento e dai loro genitori. 

In termini generali si osserva che la maggior parte degli intervistati (40%) ha sperimentato forme di mobilità professionale ascendente, che un terzo (34%) è rimasto stabile rispetto alla condizione paterna, mentre il 26% ha avuto una caduta di status professionale. In termini analitici si nota che oltre metà degli intervistati provenienti dalle classi più basse e dalle classi medie autonome ha sperimentato una mobilità ascendente, mentre quelli provenienti dalle classi impiegatizie registrano il tasso di mobilità ascendente più ridotto. La mobilità discendente colpisce in misura molto elevata coloro che provengo dalle classi alte (70%) e medio-alte (54%), alimentando un sentimento di deprivazione relativa proprio tra coloro che sono stati socializzati al raggiungimento di status elevati.

Su questo fenomeno incide in modo significativo la giovane età di molti intervistati appartenenti all’upper e alla middle-upper class che ancora non sono riusciti a raggiungere la posizione dei genitori. In questi casi risulta improprio parlare di declassamento, se non in senso temporaneo, poiché siamo di fronte alla tappa di un  percorso piuttosto che a un punto di arrivo. È tuttavia innegabile che l’allungamento dei tempi di ingresso nel mercato del lavoro e il rallentamento dei percorsi di carriera  possono generare nei figli e nei genitori appartenenti alle classi medio-alte sentimenti di forte incertezza e di elevata deprivazione relativa.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
30/06/2011 - immobilità per le possibilità (francesco taddei)

Alcuni freni alla mobilità dei giovani sono per esempio: gli ordini professionali (aperti solo ai "parenti di"), che nessuno riforma e tutti proteggono. L'eccessivo uso di contratti a tempo determinato (che danna poco stipendio e poca previdenza). E poi la mancanza di meritocrazia nelle università (es. Vignali "opere da tre soldi" Tempi n.9/2011). Ce ne sono altri ma questi secondo me sono tra i principali...