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DIBATTITO/ In Italia è davvero difficile diventare più ricchi?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Applicando al titolo di studio lo stesso tipo di elaborazioni si osserva che i 2/3 degli intervistati hanno innalzato sensibilmente il loro punto di arrivo, con frequenti forme di mobilità a lungo raggio, come nel caso dei figli di genitori con livello di istruzione molto basso (scuola elementare o meno) che hanno conseguito come minimo il diploma quinquennale di scuola superiore. Il titolo di studio conseguito ha un rapporto diretto con la mobilità professionale, ma in modo meno lineare di quanto si potrebbe supporre: sulla mobilità ascendente il peso più rilevante spetta al diploma di scuola media superiore (36%) piuttosto che alla laurea (28%), così come inferiore alla media è il peso dei diplomi universitari o dei titoli equivalenti (18%); questi titoli di studio consolidano la permanenza nella classe professionale ascritta (tendenzialmente alta) più che proiettare verso forme di mobilità ascendente.

Alla luce di questi  risultati non si può dire che sia confermata la tesi, da più parti sostenuta, di un sostanziale immobilismo della società italiana dove prevarrebbero gli status ascritti più che quelli acquisiti e mancherebbero ragionevoli speranze di miglioramento sociale ed economico per le più giovani generazioni. Non mancano, al contrario, significativi processi di mobilità intergenerazionale ascendente sia a livello professionale, sia (soprattutto) a livello scolastico, soprattutto per le classi di età adulte, senza significative differenze tra gli uomini e le donne; le classi d’età più giovani non sono escluse da questi andamenti, ma è innegabile che esse sperimentano principalmente la permanenza (e dunque l’immobilità) nello status di partenza con fenomeni di declassamento (almeno temporaneo) per coloro che per nascita appartengono alle classi professionali più alte. È in questi ambiti che risulta più difficile mantenere lo stesso status, prima ancora che migliorarlo ed è dunque in questi gruppi sociali che più si concentrano le delusioni e le paure.

Sulla percezione di scarse chance ascendenti contribuisce, in generale, il forte innalzamento dei livelli di istruzione a cui non corrisponde però un equivalente accesso a posizioni professionali elevate a causa di un mondo del lavoro non abbastanza dinamico e diversificato.

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COMMENTI
30/06/2011 - immobilità per le possibilità (francesco taddei)

Alcuni freni alla mobilità dei giovani sono per esempio: gli ordini professionali (aperti solo ai "parenti di"), che nessuno riforma e tutti proteggono. L'eccessivo uso di contratti a tempo determinato (che danna poco stipendio e poca previdenza). E poi la mancanza di meritocrazia nelle università (es. Vignali "opere da tre soldi" Tempi n.9/2011). Ce ne sono altri ma questi secondo me sono tra i principali...