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PAPA/ La sfida di Newman e Benedetto al relativismo dell’università

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Benedetto XVI (Ansa)  Benedetto XVI (Ansa)

Come è infatti possibile apprendere dalla vita e dall’opera di Newman, anche l’introduzione dell’elemento religioso nell’istituzione accademica (che si sostanzia nell’insegnamento teologico) rischierebbe, ultimamente, di fare il gioco di quella modernità ruotante attorno al “dogma” dell’assoluta autosufficienza umana, se non si accompagnasse all’idea secondo la quale la domanda teologica è la stessa domanda di senso che dovrebbe animare tutte le discipline.

Solo in quest’ottica risulta, in altre parole, possibile superare l’ultima declinazione nella quale prende forma il dogmatismo laico dei nostri giorni: Dio, se c’è, non c’entra, perché l’unica verità è il relativismo il quale, per definizione, è disposto ad accettare tutto (anche Dio), a patto che nulla (nemmeno Dio) abbia la pretesa di proporsi come verità comprensiva per l’uomo. Il Papa è stato uno dei pochi ad accorgersi che, nell’affermare ciò, il relativismo si contraddice, in quanto, mentre sostiene di basarsi sull’esclusione della nozione di verità assoluta, propone se stesso come verità assoluta, rifiutando la possibilità di essere messo in discussione.

Benedetto XVI è un grande estimatore e studioso del pensiero di John Henry Newman, il quale pagò di persona per la sua battaglia contro il relativismo dell’Università di Oxford della metà dell’Ottocento: per aver infatti avanzato (alla fine degli anni Venti) la proposta di rafforzare il ruolo del tutor in università, dovette dimettersi dall’incarico di tutor a causa dell’ostilità delle massime autorità accademiche che (vista la provenienza ecclesiastica della gran parte dei tutors) vedevano nella sua proposta un modo per favorire la componente religiosa. Ma era proprio questo ciò che Newman (ancora anglicano) intendeva fare, “senza se e senza ma”; e lo avrebbe riproposto oltre vent’anni dopo, da cattolico, quando, per la neo-eretta Università cattolica d’Irlanda (voluta da papa Pio IX e di cui fu primo Rettore), pensò a un sapere la cui garanzia di liberalità era la teologia, considerata non solo come disciplina tra tante, ma come disciplina architettonica.



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