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LETTURE/ Dostoevskij e quel bene "scomodo" della libertà

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Bottega di Gerrit Van Honthorst (1590-1656), Cristo davanti a Caifa  Bottega di Gerrit Van Honthorst (1590-1656), Cristo davanti a Caifa

La “Leggenda del Grande Inquisitore” narrata da Dostoevskij nei Fratelli Karamazov è senz'altro uno dei testi più celebri e allo stesso tempo più enigmatici della letteratura. E ogni volta che lo si rilegge è difficile non farsi toccare dal suo fascino. Io, che non sono un critico letterario, mi sono appassionato a Dostoevskij solo perché ho trovato nei suoi scritti straordinarie novità utili a conoscere la radice delle mie domande esistenziali. Nel libro di Vasilij Grossman Il bene sia con voi!, appena uscito in Italia, il katholikòs di tutti gli armeni dice che “una conoscenza seria e approfondita dell'animo umano e dell'uomo è imprescindibile dallo studio di Dostoevskij”. Ma chi è oggi il Grande Inquisitore? Non si tratta di dargli un nome e un cognome, perché è uno e molti allo stesso tempo. Potremmo ad esempio ritrovare tratti della sua personalità nelle posizioni di chi si sente investito del compito superiore di benefattore dell'umanità. Di chi dietro “saldi principi morali” vorrebbe annullare il rischio della libertà  per “acquietare la coscienza umana una volta per sempre”.
Anche recentemente la Leggenda è stata spunto per dibattiti che tendono a reinterpretare alla sua luce vicende contemporanee. Tranne qualche eccezione come il pamphlet fresco di stampa di Franco Cassano L'umiltà del male, alcuni li ho trovati vere forzature partigiane dovute anche a una sua lettura molto superficiale o parziale. Spesso la Leggenda è stata considerata come un racconto a sé. Nell'architettura dostoevskiana occupa sicuramente un posto speciale, paragonabile a quello che Re Lear e La tempesta hanno nel mondo di Shakespeare.
Ma in realtà nei Fratelli Karamazov si pone al culmine della disputa tra Ivan e Aljosa. Ivan ha appena professato la sua ribellione a Dio perché non può accettare le violenze commesse su bambini innocenti. Per lui il fatto che c'è il male è la prova che Dio non esiste. Non c'è armonia futura che valga “una lacrima anche sola di quella bambina martoriata che si batteva il petto col piccolo pugno e pregava il buon Dio nel suo fetido stambugio versando le sue lacrime invendicate”. Ivan dunque rinuncia: “Hanno fissato un prezzo troppo alto per l'armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi”. Restituisce il suo biglietto a Dio, poiché la sua ragione non può risolversi ad ammettere e accettare la disarmonia che ancora regna nel mondo.



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COMMENTI
06/06/2011 - Democrazia, tirannia delle libertà (celestino ferraro)

La libertà, in senso politico e sociale, è il potere di agire nell'ambito di una società organizzata, secondo la propria convinzione e volontà, entro i limiti stabiliti dalla legge. Libertà civili, relative all'esercizio di attività private, libertà politiche, inerenti all'esercizio di una funzione pubblica. La libertà, per antonomasia, è la condizione di piena autonomia e indipendenza nei confronti di dittature o poteri tirannici: lottare, morire, immolarsi per la libertà; i martiri della libertà; votarsi alla causa della libertà; invocare la libertà per i popoli oppressi; conquistare la libertà. Libertà è anche il potere specifico, che la legge riconosce all'individuo in un determinato ambito: libertà di associazione, di riunione, di pensiero, di lavoro; libertà di stampa; libertà religiosa; la libertà dei commerci, degli scambi; le antiche libertà comunali, ecc. L’incipit non intende porre dei limiti alle tante libertà che arricchiscono la vita dell’uomo contemporaneo, è soltanto il memorandum che indica gli spazi entro cui il cittadino, fruitore della democrazia, gode per vivere da uomo libero la sua breve parentesi di “libero” mortale. Ciò premesso, sarà più facile spiegare cosa la democrazia non sarà mai capace di garantire: la libertà. Come, la libertà? Ma se la libertà è il tempio della democrazia, che vuol significare quest’antitesi che l’avvilisce? "La Repubblica" di Platone (Libro VIII): "Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà si trova..."