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LETTURE/ Dostoevskij e quel bene "scomodo" della libertà

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Bottega di Gerrit Van Honthorst (1590-1656), Cristo davanti a Caifa  Bottega di Gerrit Van Honthorst (1590-1656), Cristo davanti a Caifa

La sua rivolta è quella del Grande Inquisitore che formula un sistema di ordinamento basato sulla negazione della libertà concessa da Dio all’uomo. È questo lo sfondo in cui si inserisce la Leggenda, che racconta di Gesù che decide di tornare sulla terra e di andare a Siviglia in Spagna al tempo dell'Inquisizione. E tutti lo riconoscono, risveglia la fede e compie grandi miracoli. Proprio in uno di questi momenti viene notato dal cardinale grande inquisitore, una figura imponente di vecchio quasi novantenne, che lo fa subito arrestare. Quando scende la notte va a trovarlo in carcere dove si profonde in un lungo monologo davanti al silenzio assoluto di Gesù. L'inquisitore non può accettare che un Gesù redivivo sia tornato a disturbare la sua opera di benefattore dell'umanità, di uomini che non possono sostenere il peso della libertà e della responsabilità che Cristo ha loro donato. Si è così escluso dal cristianesimo tutto quanto è superiore alle forze dei più e lo si è ridotto alle loro possibilità e ai loro desideri.
Sullo sfondo c'è la posizione dell'uomo davanti al dramma della libertà che si ritrova addosso nell'avventura della vita. L'alternativa è tra il fare fino in fondo i conti con tale dramma o cercare di sfuggirvi. È da quel peso che vuole sollevarci il Grande Inquisitore, che rimprovera Cristo per il dono della libertà. Il programma sarà quello di alleggerire l'uomo da questo insopportabile fardello sostituendolo con l'autorità. L'umanità sarà così ridotta a un gregge felice, e la felicità verrà pagata al prezzo della libertà. Ma in realtà sarà solo una sua caricatura, una felicità fittizia indotta dal potere. Di qualsiasi genere esso sia: politico, economico, o perfino religioso. Quando infatti il potere, anziché essere al servizio della persona, tende a ridurla al proprio scopo, cercherà inevitabilmente di governarne i desideri per assicurarsi il massimo di consenso da una massa sempre più determinata nei suoi bisogni.
La questione posta da Dostoevskij è proprio qui: chi, come il Grande Inquisitore, ha la pretesa di sostituirsi all'esperienza della libertà con risposte preconfezionate, è quello che maggiormente tradisce la grandezza dell'uomo come essere unico e irripetibile. Infatti la sua unicità e irripetibilità è dovuta al fatto che esercita quella libertà personale che è tale solo quando è mossa dalla sua naturale ricerca di bene. Il personaggio incarnato dall'inquisitore si ripromette di tranquillizzare la società organizzando la sua vita attraverso un sistema di sicurezze materiali escludendo ogni rischio, intrapresa, creatività e qualsiasi azzardo d’amore. Di liberarla “dal grave fastidio e dal terribile tormento odierno di dovere personalmente e liberamente decidere”.



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COMMENTI
06/06/2011 - Democrazia, tirannia delle libertà (celestino ferraro)

La libertà, in senso politico e sociale, è il potere di agire nell'ambito di una società organizzata, secondo la propria convinzione e volontà, entro i limiti stabiliti dalla legge. Libertà civili, relative all'esercizio di attività private, libertà politiche, inerenti all'esercizio di una funzione pubblica. La libertà, per antonomasia, è la condizione di piena autonomia e indipendenza nei confronti di dittature o poteri tirannici: lottare, morire, immolarsi per la libertà; i martiri della libertà; votarsi alla causa della libertà; invocare la libertà per i popoli oppressi; conquistare la libertà. Libertà è anche il potere specifico, che la legge riconosce all'individuo in un determinato ambito: libertà di associazione, di riunione, di pensiero, di lavoro; libertà di stampa; libertà religiosa; la libertà dei commerci, degli scambi; le antiche libertà comunali, ecc. L’incipit non intende porre dei limiti alle tante libertà che arricchiscono la vita dell’uomo contemporaneo, è soltanto il memorandum che indica gli spazi entro cui il cittadino, fruitore della democrazia, gode per vivere da uomo libero la sua breve parentesi di “libero” mortale. Ciò premesso, sarà più facile spiegare cosa la democrazia non sarà mai capace di garantire: la libertà. Come, la libertà? Ma se la libertà è il tempio della democrazia, che vuol significare quest’antitesi che l’avvilisce? "La Repubblica" di Platone (Libro VIII): "Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà si trova..."