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LETTURE/ Dostoevskij e quel bene "scomodo" della libertà

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Bottega di Gerrit Van Honthorst (1590-1656), Cristo davanti a Caifa  Bottega di Gerrit Van Honthorst (1590-1656), Cristo davanti a Caifa

La posizione di Dostoevskij è riassunta nel silenzio di Cristo: e culmina non in un discorso ma in un gesto, il suo bacio al Grande Inquisitore. Come a dire che il bene resta bene e il male male, e di entrambi l'uomo fa l'esperienza. Si pone in una zona intermedia dove è chiamato continuamente a decidersi per l'uno o per l'altro. “In luogo di seguire la salda legge antica, l’uomo doveva per l’avvenire decidere da sé liberamente, che cosa fosse bene e che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine”. Ciò che lo salva è questa presenza di Gesù che nel suo silenzio sembra non partecipare agli avvenimenti, ma che invece c'è. È lui stesso il bene. Pietra di scandalo continua per chi vorrebbe addomesticare la libertà dell'uomo, per chi ha fatto diventare un esercizio di potere anche il bene, piegato e ridotto alle convenienze del momento e soprattutto separato dalla sua fonte.
Il rimando all'Anticristo descritto da un altro grande russo, Vladimir Solov'ev, è immediato: anche lui credeva nel bene, era filantropo e spiritualista, ma non può tollerare l'affermazione dello starets Giovanni che gli dice: “Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso e tutto ciò che viene da Lui”. Lo sforzo del Grande Inquisitore sembra quello di giustificare la sua posizione davanti a questo Gesù che tace. Sente che sta mentendo ma ha capito il livello della sfida portata da Gesù alla libertà dell'uomo. Questi ha introdotto nella storia un fattore destabilizzante che lascia inquieti e non appagati da ogni risposta o realizzazione umana. È il sentimento di “quella eterna santa tristezza che qualche anima eletta, una volta che l'abbia assaporata e conosciuta, non scambierà poi mai più con una soddisfazione a buon mercato”, di cui Dostoevskij parla mirabilmente nei Demoni.



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COMMENTI
06/06/2011 - Democrazia, tirannia delle libertà (celestino ferraro)

La libertà, in senso politico e sociale, è il potere di agire nell'ambito di una società organizzata, secondo la propria convinzione e volontà, entro i limiti stabiliti dalla legge. Libertà civili, relative all'esercizio di attività private, libertà politiche, inerenti all'esercizio di una funzione pubblica. La libertà, per antonomasia, è la condizione di piena autonomia e indipendenza nei confronti di dittature o poteri tirannici: lottare, morire, immolarsi per la libertà; i martiri della libertà; votarsi alla causa della libertà; invocare la libertà per i popoli oppressi; conquistare la libertà. Libertà è anche il potere specifico, che la legge riconosce all'individuo in un determinato ambito: libertà di associazione, di riunione, di pensiero, di lavoro; libertà di stampa; libertà religiosa; la libertà dei commerci, degli scambi; le antiche libertà comunali, ecc. L’incipit non intende porre dei limiti alle tante libertà che arricchiscono la vita dell’uomo contemporaneo, è soltanto il memorandum che indica gli spazi entro cui il cittadino, fruitore della democrazia, gode per vivere da uomo libero la sua breve parentesi di “libero” mortale. Ciò premesso, sarà più facile spiegare cosa la democrazia non sarà mai capace di garantire: la libertà. Come, la libertà? Ma se la libertà è il tempio della democrazia, che vuol significare quest’antitesi che l’avvilisce? "La Repubblica" di Platone (Libro VIII): "Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà si trova..."