BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE/ L’inquieto Tintoretto esce dal suo tempo e (ri)prende Venezia

Pubblicazione:

Jacopo Tintoretto, Ultima Cena (1594)  Jacopo Tintoretto, Ultima Cena (1594)

La grande sorpresa della Biennale che si è aperta a Venezia è un pittore vissuto cinque secoli fa. I 25mila visitatori che hanno preso d’assalto nei primi giorni quella che resta la più importante rassegna d’arte del mondo, se lo sono trovato davanti proprio all’ingresso della sede principale, ai Giardini.

Tre grandi tele di Jacopo Tintoretto, questo il suo nome, due arrivate dalla Galleria dell’Accademia e una dalla basilica di San Giorgio Maggiore. Tutti soggetti sacri: Il trafugamento del corpo di San Marco, la Creazione degli animali e l’Ultima Cena. L’idea di “invitare” Tintoretto tra questa sfilata di artisti contemporanei è stata della curatrice, Bice Curiger. Il tema scelto per la Biennale infatti è stato quello della luce (ILLUMInazioni è il titolo) e la curatrice ha avuto la giusta idea di proporre un collegamento con la grande arte veneziana che proprio su luce e colori aveva costruito la sua fortuna. Un’idea vincente al punto che La Repubblica ha titolato così la prima corrispondenza a doppia pagina sulla Biennale: “Tintoretto illumina il nulla contemporaneo”.

In realtà non è il caso di fare classifiche o confronti, ma semmai di constatare come tre grandi quadri del passato, tolti dal loro contesto, esplodono in tutta la loro potenza incendiaria. Jonathan Jones, il titolare del popolarissimo blog d’arte sul sito del quotidiano inglese Guardian, parla di “una qualità sovversiva” e dei “drammatici effetti spaziali” della sua pittura. E poi evidenzia il paradosso di come un pittore “pio e pienamente omogeneo al controriformismo” oggi sia in grado di comunicare tanta energia e di suggestionare con quei suoi lampi di luce la mente di visitatori e artisti ormai impermeabili ad ogni provocazione.



  PAG. SUCC. >