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LETTURE/ La casa, la terra, gli amici, che ci serve per essere felici?

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I frati rapiti e uccisi in Algeria nel 1966  I frati rapiti e uccisi in Algeria nel 1966

In una casa ci sono i fratelli. Ci vuole cioè un rapporto con un tu che consenta all’io di crescere ed essere accolto. L’uomo si compie negli amici, ha bisogno di un altro per essere se stesso. Non è una scoperta dei cristiani, ma Gesù ha chiamato i suoi discepoli amici, li ha messi insieme perché fossero se stessi, più certi e sereni nelle avversità, aiutati a guardare al Salvatore della loro felicità. Chi conosce i giovani seminaristi, i sacerdoti della Fraternità San Carlo sa che è questa “ossatura monastica” vivificata dall’attenzione alla realtà dell’oggi che permette quello slancio di umanità, quella passione contagiosa per le persone e le cose. Lo studio, il lavoro, la missione, cioè l’unico lavoro necessario a un cristiano, in tutto ciò che fa e desidera. E’ la Regola che permette lo slancio della personalità. La casa, l’amicizia e l’autorità rigenerano la persona e la Chiesa, attraverso comunità, “minoranze creative”, le chiama Benedetto XVI, che sono la possibilità di una rinascita per tutti. “Un luogo dove il punto centrale non sia l’io coi suoi problemi, ma l’io proiettato alla ricerca di Dio per la felicità”.

Ascoltando la voce ferma, sapiente, piana di Massimo Camisasca si intuisce la paternità affettuosa e virile che cresce i suoi giovani; ma poiché l’uomo è uomo sempre, nelle diverse vocazioni e condizioni, le sue parole non sono lezioni da seminario: rinasce in chi legge la nostalgia e il desiderio di un padre così; stupisce di nuovo la scandalosa semplicità del Cristianesimo, la sua perenne novità radicata nell’Autorità dei suoi maestri e santi, da duemila anni. Si rinnova lo slancio a seguire l’ammonimento di Eliot: “In luoghi abbandonati noi costruiremo con mattoni nuovi. C’è un lavoro per tutti e un impiego per ciascuno. Ognuno al suo lavoro”. 



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