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LETTURE/ Hemingway, basta l’avventura a scacciare il pensiero della morte?

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Uno scorcio della biblioteca di Ernest Hemingway (Ansa)  Uno scorcio della biblioteca di Ernest Hemingway (Ansa)

Soprattutto durante il fascismo, Hemingway ha rappresentato il mito dell’America libera e democratica, quindi la cultura «altra» che era mancata all’Italia proprio nel ventennio. La letteratura italiana, rispetto a quella americana, era allora molto più paludata, provinciale. La prosa di quel giornalista reporter si basava sulla descrizione in presa diretta della realtà quotidiana, sulla sua resa in modo conciso, essenziale, scarno. Una novità, e dunque un fattore di ispirazione molto importante per i nostri scrittori nel periodo tra le due guerre.

La sua influenza non fu solo letteraria, ma si estese anche al modo di intendere la vita. Come lo spiega?

È vero. Questo connubio tra la sua capacità di intraprendere molte attività, e di essere al contempo uno scrittore molto serio e laborioso sul piano della parola, ha affascinato gli scrittori e i lettori italiani nella seconda metà del novecento - anche se poi è arrivato, come spesso in questi casi, il momento della decostruzione del mito di Hemingway, come uomo e come persona. In ogni caso, molti racconti - pensiamo, su tutti, a Il vecchio e il mare - mettono in evidenza l’inimitabile capacità che ha avuto Hemingway di vedere nella vita di ogni uomo un momento tragico, e di renderlo in modo profondamente pessimista. La sua era una visione della vita tragica, laica fino al nichilismo. Una vita che l’uomo deve affrontare al pari di una sfida.

Ma allora è questa visione della vita il vero motivo del suo successo, oltre la trasgressione e l’innovazione letteraria?

Direi di sì. Quello della sfida in Hemingway è un codice esistenziale: cacciare il grande pesce, o affrontare il toro nella corrida, o la guerra per il soldato, è un simbolo della vita. L’uomo deve avere il coraggio di affrontarla.

Il vecchio e il mare contribuì a fargli assegnare il Nobel. È il suo capolavoro?

È un’opera della maturità che in effetti ricapitola molto, quasi tutto dell’autore in modo straordinario. Pensiamo al tema del rapporto tra generazioni, cioè tra il vecchio Santiago il giovane, che ritorna anche in altri racconti di Hemingway; c’è l’attenzione alla realtà concreta della cultura cubana, resa in tutti i suoi dettagli; vi si ritrova la grande passione di Hemingway per la pesca, un mestiere che si potrebbe leggere come simbolo del suo lavoro di scrittore. Senza dubbio è un grande racconto.

Che cosa resta oggi di Hemingway come giornalista?



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