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LETTURE/ Com’è difficile "interrogare" Coetzee su verità e menzogna

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John Maxwell Coetzee (Ansa)  John Maxwell Coetzee (Ansa)

Un testo, soprattutto, che, come molti altri testi di Coetzee, finisce in realtà per porre la domanda delle domande sulle relazioni tra realtà e rappresentazione nella letteratura, tra parola vera sulla vita pronunciata di fronte a una persona in carne e ossa e scrittura letteraria (di qualunque genere essa sia) consegnata a un generico ed impersonale lettore: “Cara Norma, ‘la verità vera’ […] era quello che [mia madre] chiedeva, o forse implorava. [Mia madre] sa molto bene qual è la verità vera, come lo so io, e dunque non sarebbe stato duro pronunciare le parole. […] Ma non ho potuto. Non potevo dirle in faccia le parole che ora non ho difficoltà a scriverti: la verità vera è che stai morendo. […] Cara Norma, verrà un giorno in cui dovranno dire la verità, la verità vera anche a te e a me. Allora facciamo un patto? Promettiamoci di non dirci bugie, promettiamoci di dirci quelle parole, per quanto ci possa costare farlo […]. Con affetto, tuo marito, John”. È questa la lezione più esigente di Coetzee, per il quale la “relazione [nella testualità letteraria] tra lettore, narratore e autore è il terreno sul quale verificare tutte le relazioni importanti” intessute dagli esseri umani nelle loro vite (Stephen Abell, Times Literary Supplement, 25 febbraio 2011).

Allora, seguendo proprio quest’ultimo invito di Coetzee, cari amici della Milanesiana, diciamoci la verità. Grazie, innanzitutto, per lo scrittore sudafricano e per tutti gli altri illustri ospiti, grazie per quanto avete fatto fin qui e per quanto saprete fare in futuro. Non dimenticate, però, che, quanto più prestigioso è il frutto dell’impresa organizzativa che tutti gli anni sapete portare a termine, tanto maggiore è la responsabilità che vi assumete rispetto alla (distratta? debole?) coscienza culturale di questa nostra amata città, spesso irretita dalla “logica performativa” dell’evento o dello happening, per i quali basta (ancora l’etimologia!) che qualcosa accada per essere significativo. Meglio, dunque, investire (in tutti i sensi!) sulla feconda crescita culturale di una comunità (che avete saputo allargare oltre i confini di Milano), sulla sua capacità di faticare serenamente per crescere, di fare lo sforzo di divertirsi per conoscere e, parafrasando il neo-arcivescovo di Milano Angelo Scola, di ascoltare con gioia chi dice cose difficili, perché non ci si accontenta di quelle che già si sanno (o aggiunge rispettosamente chi scrive, di quelle che ciascuno di noi pensa di sapere).



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