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DIBATTITO/ L’Italia di Dio? Una conversione vale più di qualsiasi lobby

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Pensavo a questa traiettoria necessaria - come una forza di gravità delle società complesse - leggendo il report a cura di Roberto Cartocci sulla Geografia dell’Italia cattolica, appena pubblicato dal Mulino: uno studio basato su rilevazioni sociologiche riguardanti le pratiche cultuali (per esempio la frequenza alla Messa della domenica), sacramentali (il numero dei matrimoni religiosi, dei bambini nati fuori dal matrimonio e di quelli battezzati) e istituzionali (la devoluzione dell’otto per mille) legate agli insegnamenti della Chiesa.
Il dato più eclatante che sembrerebbe emergere da questa indagine è una nuova localizzazione della “forza” cattolica nel nostro Paese, che non si presenterebbe più nell’abituale suddivisione tra un sud più tradizionalmente cattolico perché meno laicizzato, un Nord “bianco” fatto di cattolicesimo popolare-sociale (esempio classico, il Veneto) e un Nord “rosso” alternativo alla tradizione cattolica (esempio classico l’Emilia Romagna), ma tra due blocchi praticamente contrapposti, che tagliano l’Italia in due: da una parte un Nord più evoluto culturalmente, più produttivo economicamente e più “secolarizzato” a livello religioso; dall’altra un Sud più tradizionalista o reazionario culturalmente, più stagnante per un’economia tendenzialmente assistenzialista e “illegale” e più religiosamente “devoto”.
Il quadro che ne risulta potrebbe suggerire l’equiparazione, fin troppo facile, tra cattolicesimo e arretratezza sociale, da un lato, secolarizzazione e progresso civile dall’altro. Ma si tratta forse di un’interpretazione che non aiuta a capire veramente la questione in gioco, e per un motivo semplice: aver sin dall’inizio inteso il cristianesimo come un determinato complesso di comportamenti morali. Sappiamo quanto ambivalente (e ambigua) possa essere tale concezione della religione: in alcuni casi considerata come un fattore di emancipazione socio-economica (il celebre effetto “calvinista” nella storia del capitalismo moderno), in altri come espressione di arretratezza e conformismo. Ma per quanto possa cambiare di segno (e di confessione: protestantesimo e/o cattolicesimo), lo schema di lettura rischia di mancare il suo oggetto. La secolarizzazione, infatti, non è solo o tanto l’abbandono di una cultura religiosa e di una società fondata su basi “sacrali”, ma è un processo tutto interno alla stessa riduzione morale del cristianesimo. Il secolarismo comincia nel cristianesimo, allorquando esso viene concepito come un codice di comportamento, e lo indebolisce proprio perché non ne riconosce l’origine e lo appiattisce, misurandolo, sulle conseguenze.



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COMMENTI
18/07/2011 - Tentazione e conversione (Vincenzo Mascello)

Frequento ambienti diocesani nella loro espressione più 'secolare' cioè i 'laici'. Lì la tentazione di ridurre a valori esterni (da lobby) il contenuto della esperienza di fede mi appare forte. Parlo di 'tentazione' perchè è comodo concentrarsi su organizzazione e formazione per incrementare la 'coscienza' cattolica (quindi le 'conseguenze' della mentalità cattolica su societas e Chiesa stessa) piuttosto che riconoscere la necessità di ripetere e suscitare una esperienza di fede viva che cambi ('conversione') la persona e quindi di conseguenza Societas e Chiesa. La attenzione così si sposta agli 'altri' (giovani, lontani, laicisti, etc), dimenticandosi il 'sè' della questione e spesso risultando poco incisivi (sia dentro che fuori della Chiesa). Una proposta (come quella cristiana) come si rende interessante al singolo 'uomo colto, un europeo del nostro tempo' (Dostoevskij) (cioè anche ai cattolici del Sud e del Nord Italia del 2011)? A me? Mostrando la possibilità che a quel cambiamento io posso partecipare attraverso quello che faccio nella vita, non perchè coerente, ma perchè scopro la pertinenza della proposta con la vita stessa; e per scoprirlo ho bisogno di 'svoltare' (cambiare lo sguardo) e non di 'tirare dritto' (come coloro che vogliono attenersi alle regole 'cattoliche'). Un amico riportava (episodio di Medjugorie) che la Madonna, tramite i veggenti, mandava ad alcuni medici, lì per chiedere il miracolo, il ringraziamento per ciò che loro facevano in ospedale.

 
13/07/2011 - anche in altri secoli.... (attilio sangiani)

La storia italiana ed europea ha conosciuto altri secoli di eclissi della Fede vissuta in Opere . Sempre son apparsi grandi santi,come Benedetto da Norcia, Scolastica,Francesco e Chiara d'Assisi,Domenico di Guzman,Caterina da Siena,Giovanna D'Arco,Filippo Neri,Teresa D'Avila,Tommaso da Villanova, Ignazio di Lojola,Vincenzo De Paoli,Francesco di Sales,Giovanna di Schantal,Ozanam,Giovanni Bosco,Cottolengo,Rosmini,Cabrini,Teresa di Calcutta,Pio da Pietrelcina,Gnocchi,Beretta Molla,Carol Vojtila,.... solo per ricordare quelli che mi vengono in mente,molti italiani. Credo che siano i "martiri" della Carità le vere "cellule staminali" che rigenerano la vita cristiana,al di là delle analisi "sociologiche" che colgono solo gli aspetti superficiali .In campo teologico e pastorale è importante l'accento messo sul "fatto cristiano" come incontro di persone con Gesù Cristo,piuttosto che diffusione di una dottrina e di un'etica. Qui maturano le "conversioni" rigeneratrici....

 
12/07/2011 - La fede ha fiducia nella ragione (paolo intino)

La sfida oggi è costruire una convivenza umana, degna di tal nome, senza usufruire di un logoro e ideologico antagonismo anticattolico, più o meno sociologicamente nascosto. Dunque ritrovare le ragioni di una vita personale e comune nello sguardo al reale ri-emergente. Nell’impatto con esso la ragione nichilista può riscoprire le “sue” tracce originarie, costitutive della nostra persona, cultura e storia. I cattolici, in fondo, auspicano con fiducia, l’apertura della ragione sino a cogliere, e non temere, quell’ineliminabile suggerimento di “vero”, bene e giusto, che la realtà ri-manda all’uomo. Rimando possibile perché entrambe, realtà e ragione, da esso costituite. La preoccupazione della Chiesa è non perdere la ragione della propria fede. Perciò l’augurio di un umile cristiano è che questa “obbligata” conoscenza “possa suscitare un’emozione straordinaria, rappresentare un Mistero che si riveli, così che anche ignorate bellezze (come ebbe a dire Don Giussani) appaiano all’orizzonte del cuore. Come un premio conferito al cuore dell’uomo, al nostro cuore di uomini in mezzo alla confusione e all’incertezza, alla ricerca di qualcosa che manchi”.