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DIBATTITO/ L’Italia di Dio? Una conversione vale più di qualsiasi lobby

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Non è un caso che anche nello studio citato si parli della minoranza cattolica nell’Italia secolarizzata come un fattore di notevole rilievo (nonostante le percentuali numeriche) per la coesione, la compattezza di appartenenza, il ruolo di ispirazione e condizionamento - comunque lo si voglia giudicare - nei confronti della società civile e della politica. Ma anche rispetto a questa minoranza creativa, chiamiamola così, il gioco resta tutto aperto, e anche ambiguo: una minoranza infatti può essere vista dall’esterno (e soprattutto dall’interno) come una lobby, cioè come un mezzo per la conquista del consenso e la gestione del potere, oppure come un inizio, un nuovo, permanente inizio nell’esperienza personale e sociale del cristianesimo. Il “dato” sociologico di questo inizio ha un suo peso reale molto meno misurabile, perché è un peso che porta dentro qualcosa di imponderabile: qualcosa cioè che non è prevedibile nelle logiche dell’appartenenza di gruppo o di schieramento, ma ha a che fare con la “conversione”, cioè l’imprevisto cambiamento di mentalità (di conoscenza, e quindi di azione) che in maniera magari non immediatamente apparente, comincia a cambiare o a rinnovare un ambiente e una consuetudine omologata. In fondo è stato questo uno dei fattori più concreti e determinanti che hanno cambiato il volto dell’Impero romano, arrivando a ricostruire un terreno sociale dalla sua dissoluzione.
Sono riandato a questo proposito a un passaggio del recente libro-intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald, quando il giornalista gli chiede se in fondo la parabola del secolarismo occidentale non sia ormai inevitabilmente vincente e se quindi il cristianesimo non sia destinato a esaurirsi. “Il Cristianesimo - risponde il Papa - forse assumerà un volto nuovo, forse anche un aspetto culturale diverso. Il Cristianesimo non determina l’opinione pubblica mondiale, altri ne sono la guida. E tuttavia il Cristianesimo è la forza vitale senza la quale anche le altre cose non potrebbero continuare ad esistere” (Luce del mondo, p. 90).
La secolarizzazione stessa, mi verrebbe da dire, non potrebbe essere compresa nella sua reale posta in gioco, senza questa forza che, prima ancora di indicarci ciò che dovremmo fare, ci fa conoscere i reali fattori in gioco nella storia del mondo.  

 



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COMMENTI
18/07/2011 - Tentazione e conversione (Vincenzo Mascello)

Frequento ambienti diocesani nella loro espressione più 'secolare' cioè i 'laici'. Lì la tentazione di ridurre a valori esterni (da lobby) il contenuto della esperienza di fede mi appare forte. Parlo di 'tentazione' perchè è comodo concentrarsi su organizzazione e formazione per incrementare la 'coscienza' cattolica (quindi le 'conseguenze' della mentalità cattolica su societas e Chiesa stessa) piuttosto che riconoscere la necessità di ripetere e suscitare una esperienza di fede viva che cambi ('conversione') la persona e quindi di conseguenza Societas e Chiesa. La attenzione così si sposta agli 'altri' (giovani, lontani, laicisti, etc), dimenticandosi il 'sè' della questione e spesso risultando poco incisivi (sia dentro che fuori della Chiesa). Una proposta (come quella cristiana) come si rende interessante al singolo 'uomo colto, un europeo del nostro tempo' (Dostoevskij) (cioè anche ai cattolici del Sud e del Nord Italia del 2011)? A me? Mostrando la possibilità che a quel cambiamento io posso partecipare attraverso quello che faccio nella vita, non perchè coerente, ma perchè scopro la pertinenza della proposta con la vita stessa; e per scoprirlo ho bisogno di 'svoltare' (cambiare lo sguardo) e non di 'tirare dritto' (come coloro che vogliono attenersi alle regole 'cattoliche'). Un amico riportava (episodio di Medjugorie) che la Madonna, tramite i veggenti, mandava ad alcuni medici, lì per chiedere il miracolo, il ringraziamento per ciò che loro facevano in ospedale.

 
13/07/2011 - anche in altri secoli.... (attilio sangiani)

La storia italiana ed europea ha conosciuto altri secoli di eclissi della Fede vissuta in Opere . Sempre son apparsi grandi santi,come Benedetto da Norcia, Scolastica,Francesco e Chiara d'Assisi,Domenico di Guzman,Caterina da Siena,Giovanna D'Arco,Filippo Neri,Teresa D'Avila,Tommaso da Villanova, Ignazio di Lojola,Vincenzo De Paoli,Francesco di Sales,Giovanna di Schantal,Ozanam,Giovanni Bosco,Cottolengo,Rosmini,Cabrini,Teresa di Calcutta,Pio da Pietrelcina,Gnocchi,Beretta Molla,Carol Vojtila,.... solo per ricordare quelli che mi vengono in mente,molti italiani. Credo che siano i "martiri" della Carità le vere "cellule staminali" che rigenerano la vita cristiana,al di là delle analisi "sociologiche" che colgono solo gli aspetti superficiali .In campo teologico e pastorale è importante l'accento messo sul "fatto cristiano" come incontro di persone con Gesù Cristo,piuttosto che diffusione di una dottrina e di un'etica. Qui maturano le "conversioni" rigeneratrici....

 
12/07/2011 - La fede ha fiducia nella ragione (paolo intino)

La sfida oggi è costruire una convivenza umana, degna di tal nome, senza usufruire di un logoro e ideologico antagonismo anticattolico, più o meno sociologicamente nascosto. Dunque ritrovare le ragioni di una vita personale e comune nello sguardo al reale ri-emergente. Nell’impatto con esso la ragione nichilista può riscoprire le “sue” tracce originarie, costitutive della nostra persona, cultura e storia. I cattolici, in fondo, auspicano con fiducia, l’apertura della ragione sino a cogliere, e non temere, quell’ineliminabile suggerimento di “vero”, bene e giusto, che la realtà ri-manda all’uomo. Rimando possibile perché entrambe, realtà e ragione, da esso costituite. La preoccupazione della Chiesa è non perdere la ragione della propria fede. Perciò l’augurio di un umile cristiano è che questa “obbligata” conoscenza “possa suscitare un’emozione straordinaria, rappresentare un Mistero che si riveli, così che anche ignorate bellezze (come ebbe a dire Don Giussani) appaiano all’orizzonte del cuore. Come un premio conferito al cuore dell’uomo, al nostro cuore di uomini in mezzo alla confusione e all’incertezza, alla ricerca di qualcosa che manchi”.