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LETTURE/ Da dove nasce la "perfetta letizia" di San Francesco?

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Giotto di Bondone, Leggenda di san Francesco. La rinuncia agli averi  Giotto di Bondone, Leggenda di san Francesco. La rinuncia agli averi

Nulla m’allieta tanto che consoli. Nel verso di Saffo si riassume non solo la disillusione amorosa della poetessa greca, ma una condizione universale dell’animo umano che riflette sul fatto, non certo raro, della sua insoddisfazione.
Da uno dei Fioretti di San Francesco viene una risposta tanto paradossale quanto concreta, raccontata dall’anonimo autore del tardo Trecento, che ha raccolto in quest’opera alcuni episodi della vita del santo di Assisi per i suoi molti seguaci, che non conoscevano il latino. Nel racconto, ambientato in Umbria, durante un rigido inverno, san Francesco spiega al suo compagno frate Leone che cosa sia la perfetta letizia, non con un sermone, ma partendo dalla condizione disagiata di due viandanti sotto il gelo, come se quella fatica del fisico lo richiamasse ad altri pensieri.
Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angeli con frate Leone a tempo di verno, e il freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Leone il quale andava poco innanzi, e disse così: “O frate Leone, avvegnadio che i frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è ivi perfetta letizia
.
Quattro volte ancora san Francesco chiama frate Leone e gli dice si scrivere che non è perfetta letizia se anche il frate minore facesse tutti i miracoli, conoscesse le lingue e i segreti delle coscienze, sapesse il corso delle stelle e le virtù delle piante e di tutti gli elementi della natura, e infine se sapesse predicare così bene da convertire tutti gli infedeli. Siamo molto distanti dalle varie riduzioni a cui è stata sottoposta nei secoli una figura come quella del santo, visto ora come penitente, ora come amico degli animali, ora come ecumenico portatore di pace. Siamo più vicini al Vangelo, in cui Gesù avverte i discepoli di rallegrarsi perché il loro nome è scritto nei cieli.



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COMMENTI
21/07/2011 - Viva il silenzio! (luisella martin)

La sua gentile risposta mi ha fatto capire che non solo negli articoli, ma anche nei commenti fatti da noi lettori, è opportuno prescindere dalla propria esperienza e, se proprio necessario, farlo in modo del tutto impersonale. Per questa mia imprudenza congenita chiedo scusa a lei e alla redazione. Purtroppo non ho proprio capito il senso della frase "e...chi ha orecchi per intendere, intenda..." che chiude la sua risposta. Non me ne voglia!

 
18/07/2011 - risposta (laura cioni)

Gentile signora, scusi innanzitutto il ritardo nella risposta e grazie per i suoi rilievi. Tuttavia mi è stato insegnato che un articolo di giornale non ha in genere il compito di esporre le proprie esperienze (ci sono per questo altri luoghi più adatti). Anche solo presentare un testo come quello tratto dai Fioretti dice qualcosa, non crede?, senza bisogno di aggiungere altre parole. E.... chi ha orecchi per intendere, intenda: san Francesco, frate Leone, non l'umile scrivano.

 
17/07/2011 - aspettative (luisella martin)

Da dove nasce la perfetta letizia di San Francesco? Mi aspettavo una risposta più approfondita di quella che rimanda al Vangelo, forse una risposta più personale, speravo in un'esperienza vissuta dalla giornalista ... Per me la perfetta letizia é stata la meta sognata, il quotidiano tentativo di rimanere comunque nella gioia, quando il dolore era troppo forte! A volte era considerata un falso atteggiamento di vittimismo,a volte conformismo interessato,a volte una sceneggiata...dai frati che hanno camminato con me negli anni! Frate Leone (che deve scrivere) é il simbolo della trasmissione del dono di sapienza agli altri, un dono ricevuto da Cristo e che non può rimanere in noi senza essere condiviso!