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LETTURE/ Da dove nasce la "perfetta letizia" di San Francesco?

Pubblicazione:

Giotto di Bondone, Leggenda di san Francesco. La rinuncia agli averi  Giotto di Bondone, Leggenda di san Francesco. La rinuncia agli averi

E durando questo modo di parlare bene due miglia, frate Leone con grande ammirazione il domandò e disse: “Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia”. E santo Francesco gli rispose: “Quando noi giungeremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e il portinaio verrà adirato e dirà: ‘Chi siete voi?’ e noi diremo: ‘Noi siamo due de’ vostri frati’; e colui dirà: ‘Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri: andate via’; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame insino alla notte; allora se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente senza turbazione e senza mormorare di lui, e penseremo umilmente e caritativamente che quello portinaio veramente ci conosca, e che Iddio il faccia parlare contro a noi; o frate Leone, scrivi che ivi è perfetta letizia.
Con la simmetria tipica del gusto medievale ancora quattro volte san Francesco descrive il seguito di quella fraterna accoglienza: quando il portinaio li caccerà con parole villane, e poi per allontanarli li prenderà per il cappuccio, li getterà a terra nella neve e infine li picchierà con un bastone nodoso: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali noi dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Leone, scrivi che in questo è perfetta letizia.
Nel tono quasi fiabesco della narrazione, la situazione immaginata ha molti elementi concreti. Ognuno può sostituirvi la sua e forse si accorgerà quanto semplice sia, anche se non facile, essere lieti.



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COMMENTI
21/07/2011 - Viva il silenzio! (luisella martin)

La sua gentile risposta mi ha fatto capire che non solo negli articoli, ma anche nei commenti fatti da noi lettori, è opportuno prescindere dalla propria esperienza e, se proprio necessario, farlo in modo del tutto impersonale. Per questa mia imprudenza congenita chiedo scusa a lei e alla redazione. Purtroppo non ho proprio capito il senso della frase "e...chi ha orecchi per intendere, intenda..." che chiude la sua risposta. Non me ne voglia!

 
18/07/2011 - risposta (laura cioni)

Gentile signora, scusi innanzitutto il ritardo nella risposta e grazie per i suoi rilievi. Tuttavia mi è stato insegnato che un articolo di giornale non ha in genere il compito di esporre le proprie esperienze (ci sono per questo altri luoghi più adatti). Anche solo presentare un testo come quello tratto dai Fioretti dice qualcosa, non crede?, senza bisogno di aggiungere altre parole. E.... chi ha orecchi per intendere, intenda: san Francesco, frate Leone, non l'umile scrivano.

 
17/07/2011 - aspettative (luisella martin)

Da dove nasce la perfetta letizia di San Francesco? Mi aspettavo una risposta più approfondita di quella che rimanda al Vangelo, forse una risposta più personale, speravo in un'esperienza vissuta dalla giornalista ... Per me la perfetta letizia é stata la meta sognata, il quotidiano tentativo di rimanere comunque nella gioia, quando il dolore era troppo forte! A volte era considerata un falso atteggiamento di vittimismo,a volte conformismo interessato,a volte una sceneggiata...dai frati che hanno camminato con me negli anni! Frate Leone (che deve scrivere) é il simbolo della trasmissione del dono di sapienza agli altri, un dono ricevuto da Cristo e che non può rimanere in noi senza essere condiviso!