BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ Nessuna teoria (e laboratorio) ci fa rinascere da capo...

Pubblicazione:

René Magritte, Gli amanti (1928)  René Magritte, Gli amanti (1928)

La prima infatti vede transitare la propria dimensione progettuale dal piano sociale e politico a quello delle caratteristiche fisiche e psichiche. Emersa affermando un progetto di emancipazione sul piano sociale, la società moderna declina presentando un programma di trasformazione genetica. Nata con il diritto collettivo alla presa di parola, la modernità tramonta nel diritto del soggetto alla ridefinizione del proprio sé. Insediatasi nel laboratorio politico si risolve nell’accomodarsi in quello genetico.

Ma anche la tradizione, in modo quasi automatico, cambia decisamente il proprio profilo, passando dalla sottoscrizione di un codice etico e normativo già dato, alla definizione di un nuovo modello realizzativo. Il soggetto, anziché tendere alla moltiplicazione delle opportunità, si volge qui al reperimento ed alla ricostruzione dei legami e delle relazioni significative. La dinamica della tradizione si evolve passando dalla semplice sottoscrizione dello status quo alla ricerca delle appartenenze vincolanti. Alla reversibilità delle scelte proposte dalla modernità, la tradizione replica con l’irreversibilità delle relazioni significative. Non si tratta qui solo delle scelte del legame paterno e materno a rivelarsi, una volta effettuate, del tutto immodificabili, ma tutte le scelte affettive e vocazionali rivelano la stessa dinamica di irreversibilità: ne è prova la ferita che resta aperta per sempre, ogni qual volta tali “scelte di legame” vengono annullate da una rinuncia personale. Non c’è scelta di vita veramente autentica che non coinvolga la radicalità dell’essere e, per tale strada, si presti ad essere pensata e vissuta come implicitamente irreversibile.

La dislocazione della modernità dal piano delle rivendicazioni sociali a quello dell’autodeterminazione personale, provoca così una trasformazione radicale del confronto con la tradizione.

Nel passato lo scontro tra tradizione e modernità si realizzava intorno all’ordine etico socialmente dato e giuridicamente codificato. Il discrimine si sviluppava tra due letture della realtà: la prima, tesa ad un’adesione incondizionata all’autorità dell’“eterno ieri” che di quest’ordine costituiva la premessa legittimante, la seconda, volta alla ricerca altrettanto incondizionata del mutamento ed alla conseguente esaltazione del nuovo inteso come senso normativo della storia.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >