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DIBATTITO/ Così la politica ha "ingannato" il popolo di mezzo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

L’espansione delle classi medie (in alternativa alla polarizzazione conflittuale della società tra due classi principali) è il risultato congiunto dello sviluppo economico-tecnologico capitalistico e del processo di democratizzazione sociale e politico, da cui sono nate nuove professioni e categorie professionali. Si pensi, ad esempio, all’espansione dei ceti impiegatizi nel settore privato e pubblico, all’aumento dei ceti intellettuali per via dell’espansione dell’istruzione, della ricerca, dell’industria culturale, all’aumento delle molteplici forme di lavoro autonomo nei settori del commercio e dei servizi alle imprese e alle persone. L’espansione delle classi medie, a cui ha contribuito anche il cosiddetto processo di imborghesimento della classe operaia, coincide con l’estensione dei diritti di cittadinanza economici e sociali e del sistema delle garanzie pubbliche (all’istruzione, alla salute, alla previdenza) a sostegno di tali diritti.

È dunque evidente che ogni modifica (in meglio o in peggio) di questo sistema di garanzie abbia effetti immediati sulla coesione sociale e sul consenso politico delle classi medie che rappresentano la parte maggioritaria della società e dell’elettorato. Le reazioni sociali e politiche alle misure in corso nel nostro paese per ridurre il debito pubblico documentano in modo immediato questo processo, e rendono evidenti sia le divergenze profonde tra gli interessi delle classi medie dipendenti e di quelle autonome, sia l’illusorietà di una politica indistinta per un indistinto “ceto medio”.

La consolidata fortuna politica del concetto di “ceto medio” - messa oggi alla prova dalle politiche di rientro dal debito pubblico e dalla modifica del sottostante patto fiscale - non si spiegherebbe senza il consenso ricevuto dal lato della società e, in concreto, degli elettori. Far parte del mitico “ceto medio” è per tutti gli elettori un messaggio rassicurante perché: fa sentire anche le classi medio-basse al “centro” della vita sociale e politica, piuttosto che ai suoi margini; fa sentire anche le classi medio-alte al riparo da invidie sociali; dà a tutti la sensazione di far parte della società che “conta”, senza dover affrontare il costo psicologico e sociale di confronti imbarazzanti e di impegnative battaglie.



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COMMENTI
18/07/2011 - Se il ceto medio è una classe (Salvatore Ragonesi)

La classe media ha tutte le qualità e potenzialità del rovesciamento delle attuali prerogative e prepotenze del "ceto" politico. Bisogna trovare però gli strumenti più adeguati per farlo senza provocare un grave scompiglio sociale ed istituzionale.La situazione è davvero grave ed imbarazzante,perché chiama in causa oggi l'intelligenza della gente.Marx non ha previsto il possibile e necessario riscatto della classe media in certi momenti di crisi sociale,culturale ed istituzionale e non ha messo in conto la sua capacità di saper o poter rappresentare tutte le istanze di giustizia di una comunità nazionale.