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DIBATTITO/ Così la politica ha "ingannato" il popolo di mezzo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Le polarità estreme attirano diffidenza, compassione, invidia, su di esse si riversano i pregiudizi, le prese di distanza, i risentimenti. Se non si  riesce a far parte del ceto “alto” (o si è riusciti a sfuggire dal ceto “basso”) è meglio  autocollocarsi al centro della stratificazione sociale. Se si è “al centro” non si è (per definizione) “estremisti”, ma neppure “minoritari”, dunque irrilevanti o costretti ad azioni militanti per non scomparire nell’indifferenza; si è parte del “popolo di mezzo”, maggioritario, importante e tenuto in considerazione da chiunque aspiri al successo elettorale. Dentro al ceto medio c’è posto per tutti e tutti hanno un posto. Il ceto medio è considerato e si sente, di volta in volta, ceto “moderato”, “operoso”, “benestante”, “onesto” e dunque diventa ago della bilancia di qualunque alleanza politica che aspiri a svolgere funzioni di governo. Non è un caso che il crescente ruolo politico delle classi medie coincida con l’ascesa dei partiti di massa, interclassisti, “piglia tutto” e il declino dei partiti di classe, selettivamente orientati ad una parte più o meno grande della popolazione.

L’appello politico al “ceto medio” è facile e gratificante finché si possono distribuire benefici a tutti, mostra invece la corda quando si debbono intraprendere politiche selettive e impopolari. I politici che dunque pensano di poter indistintamente parlare al ceto medio sono destinati ad essere irrilevanti e immobilisti, o semplicemente insinceri e di fatto corporativi. Il valore simbolico e (talora) trainante del “ceto medio” deve dunque essere sostituito con altri riferimenti sintetici, altrettanto evocativi, ma più praticabili e mobilitanti. Non è del resto casuale che il riferimento agli interessi di classe, di ceto, di categoria sia assente nei nomi dei partiti che oggi contano e che invece prevalgano i riferimenti ideologici al popolo, alla libertà, alla democrazia, ai valori, alla sinistra, alla destra, al futuro, alle appartenenze territoriali, più adatti a creare senso di identità  e di mobilitazione, a condizione che i leaders e i gruppi dirigenti di tali partiti risultino credibili nelle proposte e nei comportamenti.



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COMMENTI
18/07/2011 - Se il ceto medio è una classe (Salvatore Ragonesi)

La classe media ha tutte le qualità e potenzialità del rovesciamento delle attuali prerogative e prepotenze del "ceto" politico. Bisogna trovare però gli strumenti più adeguati per farlo senza provocare un grave scompiglio sociale ed istituzionale.La situazione è davvero grave ed imbarazzante,perché chiama in causa oggi l'intelligenza della gente.Marx non ha previsto il possibile e necessario riscatto della classe media in certi momenti di crisi sociale,culturale ed istituzionale e non ha messo in conto la sua capacità di saper o poter rappresentare tutte le istanze di giustizia di una comunità nazionale.