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DIBATTITO/ 1. Chi ci libera dalle illusioni del cattivo desiderio?

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Preparazione di un robot (Imagoeconomica)  Preparazione di un robot (Imagoeconomica)

Acquisito questo, però, non credo che sia redditizio procedere attraverso una sistematica contrapposizione tra il nuovo paradigma e quello della tradizione umanista. Anche perché in questo tipo di confronto, tra ciò che ha dalla sua il passato e ciò che ha dalla sua il futuro, è scontato chi sia il più persuasivo... Piuttosto si tratta di entrare nella sindrome antropologica che sta alla base della prospettiva postumana per comprendere che cosa dell’umano sia in gioco e che cosa renda così attraente tale gioco dell’umano.

Ho detto di tre fattori convergenti significativi; riprendiamoli in considerazione. L’importanza della razionalità scientifica e tecnica è ovvia, come è palese il riduzionismo che fa di esse il paradigma del conoscere e dell’operare. La critica a tale riduzionismo è già consueta e facilmente condivisibile: anche altre forme del conoscere e dell’operare sono essenziali all’uomo e alla sua condizione storica. Meno consueta è, invece, la considerazione della motivazione che rende affascinante tale riduzionismo. Questa è connessa al baricentro della sindrome postumanista, che sta nell’esercizio di potere, espressione pratica, concreta ed efficiente di un fattore umano sottinteso, assolutamente decisivo: il desiderio.

Il fascino della prospettiva postumanista - anche le sue esasperazioni e follie - è il suo appello segreto al desiderio umano di trasformazione della sua condizione storica in una condizione qualitativamente superiore. Desiderio che è il vettore insopprimibile dell’avventura umana (come ho cercato di mostrare ne La generazione del bene, Vita e Pensiero 2009). L’impotenza odierna della tradizione umanista - a mio avviso - deriva principalmente dalla sua incapacità di farsi competitiva sul piano del desiderio umano, della discussione sul suo oggetto adeguato, della sua proposta come forma possibile di vita. Allora anche il terzo elemento di fascino, l’esperienza della libertà potrebbe assumere un significato diverso da quello di un esercizio libertario e tutto soggettivo della scelta per diventare volontario impegno con l’avventura del desiderio e relazione solidale con le altre libertà.

Per una prospettiva neoumanista non basta la contrapposizione al postumanesimo; è necessaria una prospettiva avveduta, in cui i fattori portanti del postumanesimo, sapere, desiderio e potere, libertà trovino un’ampiezza e una sintesi migliori.



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