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LETTURE/ Quel libro che mette d’accordo Cicerone e il Papa

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San Benedetto porge la sua Regola a San Gregorio Magno e ad altri monaci; miniatura (St. Gilles, 1129)  San Benedetto porge la sua Regola a San Gregorio Magno e ad altri monaci; miniatura (St. Gilles, 1129)

Aelredo completa le definizioni della tradizione latina, immettendovi il fremito e soprattutto l’esperienza vissuta del Vangelo, fino a parafrasare l’espressione della prima lettera di Giovanni, scrivendo: Dio è amicizia e chi rimane nell’amicizia rimane in Dio.

Anche se egli non giunge, a parere dei teologi, a porre nella luce misteriosa della Trinità il fondamento di ogni amicizia umana, lascia scorgere la sua possibile profondità, definendola il riposo nella dolcezza di una carità divenuta reciproca e si spinge a dire qualcosa che sembra esagerato e cioè che la carità reciproca arriva fino alla comunicazione di tutti i segreti.

Il trattato distingue gli effetti della carità, intesa in senso oggettivo e meno personale, in onestà, verità, volontà, azione; i frutti dell'amicizia sono invece connotati da parole più attinenti alla sfera dei sentimenti: soavità, gioia, dolcezza, affetto. Viene messo in luce cioè anche l’aspetto emotivo della relazione tra gli uomini, le cui componenti si possono riassumere nel termine familiarità.

San Paolo scrive agli Efesini che essi non sono più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio. Aelredo considera la peculiarità dell'amicizia cristiana, che nasce e si perfeziona nel Signore Gesù, accrescendo l’intensità della stima e del sentimento naturale.  

Non è facile tuttavia vivere la profondità del misterioso legame che unisce gli uomini nella predilezione. Il libro del Siracide osserva con espressione diventata proverbiale: Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Ma come ogni bene che non dipende solo dalla volontà umana e dai fatti della vita, anche l’amicizia è una grazia che la preghiera può ottenere.



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