BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Geremia, un ramo di mandorlo a difesa della patria assediata

Pubblicazione:

Michelangelo Buonarroti, Cappella Sistina - Il profeta Geremia (particolare)  Michelangelo Buonarroti, Cappella Sistina - Il profeta Geremia (particolare)

Il re Giosia dal 622 aveva avviato un’importante riforma religiosa nel paese. Geremia tace sull’operato del re, perché il ritorno alla fede che il Signore voleva era più sostanziale: “Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in terra non seminata”.

Giosia muore ucciso dal faraone. Alla potenza degli Assiri si sostituisce per breve tempo quella degli Egizi e infine la temibile minaccia dei Babilonesi.

Geremia fa un bilancio della sua opera: non è mai stato ascoltato dal popolo ebraico.

Nel 597 i Babilonesi assediano Gerusalemme e più di tremila uomini vengono deportati; Geremia accompagna gli esuli con una lettera di speranza. Nel 588 Gerusalemme viene di nuovo assediata e poi distrutta.

Nel frattempo Geremia compra un campo, caparra del ritorno del popolo dall’esilio. Egli è l’emblema dell’uomo che non vuole la fede come strumento della politica, ma il ritorno all’unico che ama e sorregge. Questa la sua lotta in tempi di guerra, questa la sua sofferenza personale in mezzo al dolore comune.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.